Caccia e conservazione: face e la biodiversità
La difficoltà che mi ritrovo spesso ad affrontare quando si parla di caccia, dell’essere o diventare cacciatore, è scrollarsi di dosso l’immagine di barbari ignoranti.
Nel farlo sono costretta ad ammettere che, come in ogni categoria umana, esistono sì i casi, esistono sì tali elementi, e sono anche quelli che fanno più casini, lasciando dietro di loro i peggiori strascichi, facendo un gran male all’ambiente venatorio; il male non è tanto a livello di natura (sono personaggi solitari, che vengono bloccati e isolati dalla stessa comunità venatoria), quanto piuttosto per la grande risonanza nell’opinione pubblica e la distruzione di quanto, faticosamente, cerchiamo di costruire.
Nel mio ideale, questo progetto, “Un nuovo cacciatore,” questo stesso spazio su cui stai leggendo, pensato per formare nuovi cacciatori, questo stesso spazio su cui stai leggendo, vorrebbe riuscire a stimolare una visuale sana, nuova, metterla in pratica e condividerla. Una visuale e un modo di pensare poetico, corretto, concreto, inclusivo sostenibile e di conservazione.
Una delle contestazioni più frequenti che ci sentiamo rivolgere è quando ci dichiariamo conservatori.
Io non sono una scienziata di mestiere, ma sono un’ambientalista nel cuore.
Alla fine di questo articolo ti dimostrerò che la scienza ci viene in aiuto come prova del nostro contributo alla biodiversità, ma intanto seguo il cuore.
Perchè sono cresciuta andando a caccia, tra i cacciatori. E se il mio mestiere è quello di scrivere e fare progetti, questo include per forza il fare ricerche.
Così, dopo aver cercato di leggere e capire quanto più possibile su questa materia, voglio essere chiara su quello che per me è conservazione e ciò che non lo è.
Perché quando un cacciatore dice di essere un conservatore, è perfettamente consapevole del senso che dà alla sua affermazione.
Ugualmente, un anticaccia è certo, al contrario, del non-senso della stessa affermazione.
Io ritengo che la verità stia nell’onestà e, come sempre, nel mezzo.
COSA SI CONSERVA E COSA NO?
L’animale a cui spariamo, è lampante, non si conserva.
Non in quanto essere vivente, ovviamente, ma il processo che segue la sua morte, è una trasformazione nobile, che va conosciuta, rispettata, per portarlo a diventare cibo, convivialità, famiglia e, in questo senso, di nuovo vita.
Ecco perché io odio e condanno le uccisioni fini a loro stesse, o l’esibizione di carnieri, senza umiltà. Né rispetto per la natura.
Quando vi ho parlato dell’ onorare la Terra, intendevo anche rispettarla attraverso ciò che ci dà: e a noi cacciatori, oltre a tutto il resto, dà selvaggina.
Non solo a noi, però. E da qui voglio iniziare: quanti non-cacciatori ci sono che la apprezzano a tavola?
Siamo sinceri: molti di questi amanti della cacciagione, o si dichiarano simpatizzanti della caccia, o non vogliono nemmeno sapere come sia finita sul loro piatto quella carne, immaginando chissà quali scenari di orrore e barbarie.
Posto che attraverso la macellazione, quindi al sangue, bisogna passare, non sarà certo ridurre tutto a questo che potrà spiegare e tradurre che la caccia non è distruzione, ma essere in grado di trasmettere alle persone il processo che ha portato a quella preziosa e ricercata pietanza,è la manifestazione di gratitudine più grande che possiamo fare alla caccia, alla natura, all’ambiente ed al mondo animale.
Non sbeffeggiandolo, deridendolo, umiliandolo: mai, nemmeno per scherzo.
Credete che io, o qualsiasi altro bambino/a sulla Terra, avrei potuto o potrebbe mai avvicinarsi alla caccia se si avvertisse una forma di inutilità in quell’abbattimento? Se fosse solo crudeltà?
Non è caccia quella.
Uccidere senza consapevolezza, senza uno scopo. Senza dargli un seguito.
Questo è quello che mantiene la conservazione, che mantiene l’equilibrio: il ciclo continuo, la trasformazione, il rendere onore.
In quest’ottica, ci sono numeri, ci sono criteri. Regole, tempi e luoghi. Anche quando (vorrei dire soprattutto) non sono dati dalla legge, scaturiscono nell’animo del vero cacciatore, del nobile cacciatore.
Il famoso “primo ambientalista”.
CONSERVARE OLTRE L’ANIMALE
Quello che i cacciatori fanno, che poco raccontano, o che (nella maggior parte dei casi) vorrebbero ancora di più poter fare, è conservare al di fuori dell’animale abbattuto e che poi trasformiamo in cibo, attorno ad esso: quindi preservare e conservare specie, habitat e biodiversità in generale.
Però, e qui dirò una cosa che potrebbe far storcere il naso a molti tecnici ed esperti -nel vero senso della parola- della materia faunistico-venatori-ambientale, vorrei non fosse così noioso approfondirla per apprenderne le nozioni.
Se mi stanno leggendo, li prego di scusarmi e di cogliere nelle mie parole solo un suggerimento che li sproni ad inventare qualcosa, un metodo di diffusione, perché, chi non è del mestiere, non si senta intimorito (leggi: ebete) e si allontani a prescindere da questa che è, invece, la risorsa di conoscenza primaria per un ambientalista, e quindi anche per un cacciatore!
Abbiamo tutti bisogno di sapere.
Rendiamolo facile, rendiamolo divertente.
Passata la parte degli appelli ai tecnici e agli scienziati, quello che intendo è che i cacciatori hanno un grande potere nel muovere il braccio che circonda la natura, quello che la protegge e conserva.
E lo fanno anche oltre (o indipendentemente da) la effettiva conoscenza scientifico/tecnica, quanto piuttosto sulla base di una tradizione, di un tramando, di un istinto anche.
Proviamo a immaginare se tutti avessimo anche la base scientifica, se la potessimo spiegare e raccontare…
DETTO QUESTO: CHE COSA SIGNIFICA “CONSERVAZIONE”?
Potremmo definirla come l’atto di preservare, custodire e proteggere.
Se ci riferiamo al singolo animale abbattuto, ovvio che quello non è stato preservato, ma, come già ho detto, viene innescato e portato avanti un secondo processo di cura, rielaborazione e trasformazione.
Se parliamo in senso più ampio, dove la conservazione si riferisca alla protezione e alla conservazione della biodiversità, dell’ambiente e delle sue risorse naturali la caccia assume tutto un altro valore.
E qui aprirò la porta ad un’altra (spero costruttiva) polemica. Oggi va così.
Prima però voglio che siamo d’accordo su che cosa sia conservazione nella caccia, perchè se tu ritieni che consista nella semplice sopravvivenza di una specie, lasciando che, per dirla in modo semplicistico, “tutti vivano”, allora io e te siamo ancora molto lontani come visione della caccia e soprattutto, senza offesa (…oggi potrei farle girare a molti eh!?), per me sei ancora lontanissimo dal capire cosa significhi gestione ed ecosistema sano.
Potrebbero sorgere mille domande e dubbi in me, su molti argomenti, ma su questo no: questa non è conservazione, sia che a partecipare o meno a quella che tu chiami “sopravvivenza” contribuisca la scelta di cacciare.
E da qui mi sento, giusto per dare l’idea di ciò di cui sto parlando, di collegare esempi lampanti come quello dei lupi e degli storni.
Su quello del lupo, mi concentro in un post a parte, perchè è giusto che un giovane o chiunque non conosca la materia, capisca la differenza tra propaganda e conservazione, in particolare rispetto a questa specie.
Sugli storni, bastano poche parole per far capire il controsenso di chi, sventolando la bandiera della protezione, sta promuovendo in realtà la distruzione.
Lo storno è una delle cento specie invasive più dannose al mondo.
Ma è allo stesso tempo anche protetta.
Impedendo di ricorrere (o per meglio dire ritornare) all’attività venatoria attraverso la deroga prevista nella stessa Direttiva Uccelli, non si è altro che il guscio di un ambientalismo ipocrita, vuoto delle più lapalissiane vicende e conseguenze che il sovrannumero di questa specie porta con sé: danni immensi all’agricoltura, diffusione di patologie infettive negli allevamenti, problemi nella sicurezza aerea, invivibilità per presa di guano in alcune città d’Italia,…
Negli altri Stati Europei, anche se lo storno non è presente tanto quanto in Italia, è stato comunque inserito come specie cacciabile… no che forse, insieme alla necessità di conservare una specie (nessuno li vuole eliminare o mettere in difficoltà come tali), abbiano la consapevolezza che preservare e conservare sono azioni che non possono essere a senso unico e vadano conservati e preservati soprattutto l’equilibrio e la coesistenza tra le specie di un ecosistema?
Ho fatto riferimento agli altri Stati Europei, a cui dovremmo essere vicini come legislazione, anche se sussistono enormi differenze. Quindi se già a livello europeo è difficile semplificare un concetto così ampio e complesso, risulta praticamente impossibile farlo a livello mondiale.
E’ innegabile anche gli occhi di un cacciatore, che ci siano cacce che andrebbero chiuse e il bracconaggio andrebbe impedito con ogni mezzo, ma in base alle leggi locali, alla cultura delle popolazioni ed ai loro bisogni, ci risulta nella maggior parte dei casi impossibile intervenire.
In Italia non abbiamo gli stessi problemi di bracconaggio, povertà estrema o il bisogno, per vivere, di cacciare selvaggina. Per questo è essenziale, quello che vi dicevo prima, l’onestà e la verità nel mezzo.
Saper cosa facciamo e cosa no.
E qui arriva quella risposta scientifica che ti dicevo all’inizio.
C’è qualcosa a livello europeo di davvero prezioso, ma che pochi cacciatori italiani, nonostante esista da qualche anno, conoscono: il MANIFESTO PER LA BIODIVERSITA’ DI FACE.
Cliccando sul nome vi ho messo il link diretto alla pagina, ma essendo in inglese e veramente ricco di contenuti, vorrei facilitarti la cosa riassumendoti qui i punti salienti, quelli che secondo me dovresti usare per rispondere a chi ti dice che i cacciatori distruggono la natura, che non la rispettano, preservano e conservano.
- COS’E’ FACE: è un’organizzazione internazionale che rappresenta attivamente gli oltre 7 milioni di cacciatori europei, proteggendone i valori e gli interessi, e promulgandoli.
- COS’ E’ IL MANIFESTO PER LA BIODIVERSITA’: hai presente quando dicono a te che i cacciatori distruggono e basta, che non è vero agiscono attivamente per il territorio, l’ambiente, gli habitat, la biodiversità, gli animali,… ecc.?
Ecco, FACE si ritrovava a dover combattere le stesse obiezioni anche ai “tavoli che decidono”, così ha pensato bene che ci volessero delle prove.
Tipo: “toh!, ti sbatto in faccia quello che fanno davvero i cacciatori”.
E quello che gli sbattono in faccia proprio questo manifesto: la prova di quello che i cacciatori europei fanno per la biodiversità.
- 485 progetti (ad oggi) legati alla caccia e destinata alla conservazione della biodiversità.
- 8 macro categorie di interesse a cui questi progetti appartengono (ripristino degli habitat, mammiferi, uccelli, grandi carnivori, aree protette, specie invasive, educazione alla natura e salute animale)
- ogni anno viene presentato un report con statistiche e casi studio che dimostrano il beneficio apportato dall’attività dei cacciatori europei attraverso i loro progetti alla biodiversità
Il nuovo cacciatore, quello che ti auguro di essere è un cacciatore consapevole.
Che non negherà che un capo di selvaggina è un animale morto.
Che saprà che niente deve essere sprecato e vanificato, di quel dono che la natura ci ha concesso.
Che proprio perché è Lei, la Natura, il nostro stesso stesso habitat, lo proteggiamo, difendiamo e conserviamo.
E che, quando serve, ci sono pure i numeri e documenti che lo provano (questa è la parte che piace meno anche a me, che son romantica come Te, nobile Cacciatore, ma è necessaria per difenderci e per trasmettere il nostro messaggio).
Con umiltà e passione, per appassionarti.
Eleonora



