COME SI SCEGLIE UNA CARTUCCIA DA CACCIA?

Sempre più cacciatori si appassionano al tema delle cartucce, intendendo con questo termine generale tutto ciò che riguarda le polveri, il caricamento, il borraggio, la tipologia delle cartucce acquistate già confezionate (ormai provate e garantite), ma anche della ricarica e, quindi del caricamento e del ricaricamento a casa delle cartucce a pallini.

Vorrei con questo post indirizzare i neofiti, quindi principalmente i neo cacciatori (a cui il mio lavoro e la mia missione si rivolge) , ma anche quelli che vorrebbero semplicemente capirne un po’ di più – magari proprio perchè non si sono mai addentrati fuori dalla loro zona di comfort, si sono sempre affidati allo stesso fucile, abbinato alle stesse cartucce per lo stesso tipo di caccia- ad avere elementi in più per meglio scegliere le cartucce che si adattano alle varie situazioni, e perché no, per avere un’infarinatura generale su quello che è l’affascinante mondo del caricamento e ricaricamento domestico. 

Nel manuale ho dedicato un intero capitolo alle munizioni, essendo oggetto d’esame ma qui voglio approfondire il tutto così che un aspirante cacciatore, possa iniziare a ragionare oltre il solo contenuto necessario al superamento degli esami, ma creare la propria esperienza.

CARICAMENTO DOMESTICO:

Rispetto a quest’ultima attività, sono sempre di più i cacciatori che ci si dilettano, con passione e ricerca, e questo per diversi motivi

  • Come già accennato, è un’attività che richiede conoscenza, prove e migliorie continue, quindi è molto stimolante ed appagante per un cacciatore, riuscire ad abbattere un selvatico con le proprie cartucce. 
  • C’è poi una buona componente di romanticismo, di nostalgia, di riappropriarsi  di vecchi gesti visti in casa o anche solo tramandati attraverso i racconti, per cui ci si  vuole immedesimare in tempi andati, riscoprendo una lentezza che sta tornando molto di moda (quello che comunemente viene chiamato slow living, il vivere lento, al tempo con le stagioni, i ritmi normali della natura, eliminando molte interferenze e facilitazioni che la tecnologia e la scienza hanno introdotto). 
  • Rispetto al passato un appunto lo dobbiamo fare sul vantaggio sul prezzo, che ormai non esiste più. Le più note case di munizioni, propongono cartucce di ottimo livello, per qualsiasi tasca, per cui, se sommiamo l’acquisto singolo di ogni componente la cartuccia, conviene comprarle già fatte.

C’è da dire che, sempre rimanendo sulla produzione delle case costruttrici, queste ultime offrono cartucce mediamente perfette.
Con questo gioco di parole, intendo dire che la scelta sulle caratteristiche ottimali delle componenti la cartuccia finita, deve essere “la media”, quella che va bene un po’ in tutte le differenti temperature, altitudini, climi, umidità, tipo di arma scelta, ecc…

Ed ecco quindi che arriviamo alla motivazione principale per cui molti scelgono di caricare le proprie cartucce, e cioè quella di creare una munizione su misura: in base al tipo e alle caratteristiche delle polveri, al periodo dell’anno, ai luoghi e alle situazioni ambientali ad essi collegati, alle temperature e al clima, come se si tratta di un luogo secco piuttosto che piovoso, e poi, non da ultimo, che tipo di fucile si sta impiegando, perchè è innegabile che l’esperienza dello sparo è differente da una doppietta ad un semiautomatico, seppur dello stesso calibro.

Per arrivare a capire quale potrebbe essere la nostra “cartuccia perfetta”, sia per acquistarla senza dubbio (premessa: sarà impossibile non avere dei dubbi quando si tratta di scelte che riguardano la caccia!)  o per attrezzarci di tutto punto per caricarla a casa e poi godercela nel campo, bisogna però partire dalle basi, e le basi sono rappresentate dagli standard

Quindi in questo articolo cercherò di illustrarti gli elementi principali da osservare e conoscere in una cartuccia, in modo che tu sappia prima di tutto sceglierla in base alla prova di caccia che ti appresti a vivere, e poi eventualmente se la cosa ti appassiona, per caricare a casa le tue cartucce. 

SAPER SCEGLIERE:

Ti faccio degli esempi su che cosa intendo per “saper scegliere”: che ti serva una cartuccia differente per andare ad allodole, rispetto a quella che ti serve per una battuta alla lepre, questo si può intuire facilmente; magari meno intuitivo è rendersi conto che una cartuccia che per definizione vada bene per il colombaccio, potrebbe non funzionare alla stessa maniera all’inizio della stagione, quando fa caldo, rispetto alla fine, in pieno inverno; oppure ancora “quella cartuccia” definita “micidiale” dal nostro amico che non ne sbaglia una, potrebbe non andare bene per noi che abbiamo un tempo di tiro differente, che quindi diamo un anticipo differente e pertanto a noi risulterà troppo veloce o troppo lenta;…).

In passato le più rudimentali attrezzature e componenti delle cartucce (che allora sì, si facevano in casa per risparmiare) rendevano “un po’ meno letali” miscugli e dosaggi davvero pericolosi: fermo restando che i pericoli di allora sono gli stessi di oggi, quello che cambia è che ora non ci può più permettere di essere approssimativi, perchè tutti i materiali sono resistenti e permettono di sviluppare e scatenare una pressione davvero importante.

Ecco perchè partire con l’osservare e poi attenersi agli standard delle cartucce originali, scostandosi da quelli solo per adattare la cartuccia alle nostre esigenze, è la scelta più intelligente e sicura, sempre sfruttando poi l’efficacia dei componenti moderni (inneschi potenti, borre che si adattano ad ogni esigenza, bossoli di plastica o comunque materiali molto resistenti, chiusure adatte che sigillano ogni tipologia di cartuccia).

LA STORIA DELLA CARTUCCIA

Per imparare e capire come funziona una cartuccia, dobbiamo iniziare conoscendo il suo antenato, cioè il cartoccio, che veniva utilizzato con il metodo dell’avancarica, quindi caricando dalla bocca della canna. 

Si trattava di un involucro, che poteva essere di carta, di stoffa o anche di intestinii di animali ovviamente trattati allo scopo, che altro non era che una specie di “confezione” che racchiudeva ciò che serviva per sparare un colpo, quindi la polvere dosata, l’involucro come stoppaccio (una specie di rudimentale borra, che vedremo tra qualche riga quale scopo ha)  e poi la palla. 

Questo doveva essere un modo veloce per ricaricare, in modo che quando ci fosse stato bisogno di un secondo colpo la preda fosse ancora a distanza utile, oppure, in guerra, per poter effettuare un secondo colpo sul nemico (…il fatto che fosse stata aggiunta la baionetta, se per caso il nemico si fosse avvicinato troppo, la dice lunga sull’affidabilità e velocità di questo sistema).

Le cose sono migliorate, con la scoperta delle sostanze fulminanti come le intendiamo ora, ma per vedere una cartuccia con le componenti attuali, come la immaginiamo ora quando pensiamo ad una cartuccia, bisognerà attendere il 1800, quando si inizieranno ad usare le armi a retrocarica. Allora faranno la comparsa, via via in modo sempre più raffinato e perfezionato, il bossolo, la polvere, l’innesco, il borraggio e la palla o i pallini. 

Come accennato all’inizio, i materiali erano differenti, anzi a dirla tutta anche la struttura in sé era differente, con il bossolo di cartone, il fondello di metallo, il collarino che sporgeva e l’innesco a spillo: solo in seguito diventerà a percussione centrale (e, in numero inferiore ovviamente anulare).

Con queste caratteristiche rimane fino a -relativamente- pochi anni fa, mentre ora la quasi totalità delle cartucce presenta dettagli sempre più tecnici, sicuri e performanti, per cui il bossolo è in materiali plastici nella stragrande maggioranza dei casi (ed anche quando ‘di cartone, è rinforzato da resine plastiche), e lo stesso vale per le borre a cui vengono date forme e applicati tagli che le rendono adatte ad ogni impiego, variando la rosata, la dispersione e il tiro utile. 

Nei dettagli vediamo che grandi cambiamenti porta il bossolo.

CHIUSURA DELLA CARTUCCIA:

Ancora oggi i metodi principali per chiudere il bossolo, sul fondo, sono l’orlatura tonda e la chiusura stellare

Tra le due la prima è quella meno utilizzata, ma per certe tipologie di cartucce rimane ancora la scelta preferita e vedremo più avanti perchè e quali sono i vantaggi che la fanno preferire alla stellare.

Si tratta semplicemente di un orlo ottenuto arrotolando il bordo del tubo, bloccandovi un cartoncino (su cui normalmente viene scritto il numero del pallino).

La chiusura stellare, invece prevede che il bordo del tubo venga arricciato, plissettato, e quindi premuto verso il centro, chiudendosi ripiegato su sé stesso e formando quella che sembra appunto una stella, da cui il nome. Questa “stella” viene premuta, perciò  appiattita e  attorno ad essa si formerà un bordo.

Il fatto che questa sia la chiusura più scelta ha delle ragioni concrete, non tanto in termini di praticità, quanto di efficacia, vale a dire di prestazioni balistiche. 

Si può facilmente intuire che solo il fatto di mettere un elemento davanti ai pallini, per quanto leggero come può essere il cartoncino, comporta sempre una piccola deviazione o spostamento dello sciame, mentre nella stellare, al contrario, la parte centrale dello sciame stesso, non venendo interrotta da nulla, rimane piena, omogenea. 

Va da sé, come già accennato, che entrambe le possibilità possono portare un vantaggio, perché, se da un lato la chiusura stellare permette un tiro utile più regolare e distante, per la maggiore compattezza dello sciame di pallini, dall’altro lato può risultare utile la seppur minima, attività “dispersante” svolta dal cartoncino, quando il bersaglio sia più vicino, quindi il bersaglio sia ad una distanza medio breve. 

Per quel che riguarda le altezze della cartuccia finita, e del bossolo prima, (questo per chi volesse approcciare al caricamento domestico), in linea di massima, per un bossolo di plastica di calibro 12 di 70 millimetri, se si opta per la chiusura stellare, la cartuccia diventerà alta 58 millimetri, mentre per l’orlo tondo con cartoncino sarà di 64 millimetri. 

Nel caso di bossolo di cartone, sempre calibro 12 e altezza 70 millimetri, la chiusura stellare sarà ad un’altezza di 59/59.5 mm, mentre quelle tonda sarà di 64.5/65 mm (nb: queste sono altezze standard, da cui un poco ci si può discostare in base, soprattutto, al tipo di polvere utilizzato). 

Diciamo che, nella scelta, al momento del caricamento, ci sono alcune situazioni in cui diventa obbligatorio o perlomeno caldamente consigliato, un tipo di chiusura piuttosto che l’altro. 

E’ il caso per esempio delle cartucce a palla, per cui la chiusura si effettua con orlo tondo, direttamente sul proiettile, senza mettere nessun dischetto, sfruttando circa 10 mm del bossolo e creando così una super orlatura che la mantenga ferma.

Sui pallettoni, stessa cosa, solo che -generalmente- viene messo un dischetto trasparente come il bossolo, rendendole così facilmente distinguibili dalle altre cartucce. 

Nel caso poi delle magnum e baby magnum, anche se non obbligatorio a livello teorico, è però ormai pratica comune, quella di optare per la chiusura stellare, che evita così di avere alla fine una cartuccia dalla lunghezza esagerata.

LE BORRE

Anche le borre, come il resto dei componenti, hanno subito un’evoluzione che le ha rese elementi fondamentali per l’utilizzo che si vuole fare della cartuccia.

Come sappiamo, il borraggio (o semplicemente la borra), nasce con lo scopo duplice di:

  • separare la polvere (che con la deflagrazione è trasformata in gas incandescenti), dal piombo, che altrimenti fonderebbe.
  • con la sua elasticità, permette una uniforme spinta sul gruppo di pallini, che vengono spinti come un corpo unico dall’interno del bossolo fino all’esterno, dove inizieranno a disperdersi.

Perché si possano raggiungere questi obiettivi, il borraggio deve essere composto di più spessori di materiali aggregati che abbiano un buon livello di sofficità oppure da un corpo unico in plastica.

Tra la prima tipologia di materiali si inserisce tutta quella schiera di possibilità di cui fanno parte il cosiddetto borraggio tradizionale ed il borraggio chimico.

  • per borraggio tradizionale, usato fino a qualche decennio fa, si intendono tutti quei cilindri formati da fibre animali, feltro, sughero, carta-lana,… materiali usati singolarmente oppure come composizione degli stessi.
    Il fatto di utilizzare una composizione degli stessi, e non più di un solo materiale, è stato dovuto all’evoluzione della balistica, che fece aumentare notevolmente le pressioni e le velocità iniziali: questo si traduce che il vecchio borraggio, semplice, non riusciva più a trattenere i gas in modo adeguato  o ad evitare la deformazione dei pallini durante il colpo (praticamente durante “lo schiaffo” dato dalla deflagrazione), che si sviluppa con le nuove cariche.
    Ecco che si riuscì a far progredire al passo con le nuove cariche, anche le borre stratificando i materiali. 
  • il borraggio chimico, sembrerebbe impropriamente  fare riferimento a materiali chimici, in realtà si tratta semplicemente di un borraggio granulare, cioè fatto da graniglia di sughero

Entrambi i casi precedenti richiedevano:

  1. di ingrassare il borraggio con grasso o paraffina, in modo da garantire una migliore tenuta, di facilitare l’inserimento all’interno del bossolo (soprattutto quando era solo di cartone, quindi non certo un materiale scivoloso) al momento della creazione della cartuccia e di lubrificare poi anche nel momento in cui sarebbe passato attraverso al camera di scoppio e l’anima della canna.
  2. di inserire un cartoncino tra la polvere e la borra, per evitare che i grassi potessero compromettere la polvere stessa. 

Oggi questo tipo di borraggio  è stato sostituito nella quasi totalità dei casi, dalle borre in plastica, più economiche e con prestazioni balistiche superiori e in una varietà talmente abbondante da poter rispondere a qualsiasi calibro ad anima liscia, altezza, forma, destinazione d’uso che si possa immaginare.

La maggior parte delle moderne borre, sono composte da un corpo unico che svolge le due funzioni, che un tempo era spartite tra le borre primarie e le secondarie: e cioè le primarie erano quelle poste direttamente sopra la polvere, che dovevano chiudere, tenere, incappucciare, per trattenere i gas; le secondarie andavano messe sopra le prime e servivano per quella funzione a cui abbia già accennato di ammortizzare e distribuire uniformemente  la spinta, sulla colonna dei pallini, (a volte) contenendoli  e accompagnandoli all’interno della canna fino alla volata, e poi anche per riempire lo spazio rimanente nel bossolo. 

Più precisamente rispetto a quanto appena descritto: la tenuta perfetta è data dalla coppetta otturatrice (la couvette) alla base, che funge da guarnizione.

La duplice funzione di assorbire  e distribuire la spinta e di riempire lo spazio, è data dal molleggio centrale. 

Le case costruttrici ne studiano sempre di nuove, ed anche l’appassionato che carica a casa, può ormai scegliere tra moltissimi tipi di borre, in base all’altezza che la cartuccia dovrà/potrà raggiungere (compresa di pallini ovviamente e perché sia correttamente chiusa), in base alla rosata che si vorrà ottenere e in base alla polvere che si utilizzerà (se lenta o vivace, per esempio, come vedremo parlando delle polveri).

Le caratteristiche però che devono sempre essere considerate nel borraggio ( e questo significa che anche rispetto ad una cartuccia originale quando ci si appresta a provarne di nuove, sarebbe giusto essere curiosi e conoscere cosa è stato scelto dalla casa costruttrice e a che scopo) sono :

  • ELASTICITA’: è indubbio che più una borra è elastica (nei limiti che possa assolvere alle proprie funzioni!), più riuscirà nella sua attività di parziale assorbimento e di restituzione distribuita della forza. Forza che è quella della spinta sprigionata dai gas che l’esplosione della polvere ha creato.
  • DILATAZIONE: perchè una borra svolga bene la sua funzione deve dilatarsi nella direzione del raggio, le “alette” che la compongono devono aprirsi bene, verso l’esterno, in modo regolare, cioè appunto in modo radiale; in questo modo riusicrà a rimanere ben attaccata al bossolo prima, alla canna successivamente allo sparo, ed anche, nel completare la sua funzione contenitiva dei pallini o del proiettile, di trattenere dietro di sé tutta la pressione senza senza farli disperdere prima del dovuto.
    Quest’ultima funzione può essere svolta solo se la spinta è assiale, quindi ben distribuita sulla totale superficie della borra che “correrà” lungo l’asse della cartuccia: solo così pallini e relativa rosata avranno l’effetto ricercato.
  • STRUTTURA: questo significa che la borra deve essere la tempo stesso sufficientemente leggera, da non “smorzare” la spinta verso il piombo (quindi perchè viene consumata troppa energia per spingere lei), e sufficientemente resistente, in modo da non rompersi, strapparsi o deformarsi; inoltre deve avere una forma tale da raggiungere tutti gli scopi per cui si rende necessario il suo inserimento nella cartuccia, quindi:
    • spingere adeguatamente i pallini
    • contenerli in modo da evitare di rovinare la canna durante il tragitto nella volata
    • evitare che si deformino tra loro 
    • distribuire lo sciame in modo che la rosata fornisca il tiro quando è stato stabilito. 

→ quest’ultimo passaggio è quello che farà scegliere tra borre contenitore,  biorentabili o dispersanti.

slide del video corso “Un nuovo Cacciatore”, materia MUNIZIONI

Ecco quindi nel dettaglio le tipologie di borre piu’ diffuse (non mi soffermero’ sulle piu’ rare, come ad esempio le doppio impatto) e il loro effetto sulla cartuccia finita:

  • BORRA CONTENITORE (o “con bicchierino”): La parte inferiore, la couvette che va a sigillare la polvere , si collega per mezzo dello stelo (quindi del molleggio) al bicchierino soprastante, che invece conterrà i pallini e li proteggerà all’interno della canna.Se sul bicchierino ci sono dei tagli, questi vengono predisposti in modo che l’apertura dei petali possa essere più netta o meno decisa, così che anche la rosata di conseguenza sia più o meno compatta.
    Se al contrario mancano le incisioni e quindi i petali, l’intento del costruttore era quello di allungare la gittata della fucilata, in quanto lo sciame dei pallini rimane più compatto.
  • BORRA BIORIENTABILE: corrisponde alla precedente, tranne che per il dettaglio del bicchierino che qui manca, quindi entrambi i lati della borra hanno l’altezza della cuvette, per cui, come dice il nome stesso, si può orientare sia  da un lato che dall’altro.
    Non essendoci il bicchierino e, alla luce di quanto visto fino ad ora, le rosate qui si presentano leggermente più larghe. Inoltre, se ricordiamo quanto detto rispetto alla chiusura con il cartoncino (che un poco “apre), se abbiniamo questi due elementi, quindi borra biorientabile e orlo tondo, avremo una cartuccia ottima per un tiro medio, che è quella che generalmente si prospetta con il cane da ferma. Di contro, per il fatto che i pallini saranno a contatto con la canna, potrebbero subire una leggera abrasione o deformazione.
  • BORRA DISPERSANTE: sono quelle consigliate per i tiri a breve o brevissima distanza, in quanto lo scopo che  queste borre perseguono è quello di anticipare l’apertura della rosata.
    Questa necessità era ed è talmente sentita (probabilmente da che i cacciatori hanno iniziato a usare le cartucce a pallini!) che in passato sono stati fatti tantissimi tentativi differenti per riuscire ad ottenere un tiro utile ben deviato, distribuito il più possibile e che si realizzi a brevissima distanza (dal piombo schiacciato a delle vere e proprie strutture che ruotavano).
    Oggi questa azione si raggiunge con l’inserimento nel bicchierino di un dispersore, generalmente a forma di croce (ma può avere anche altre forme) che divide i pallini già all’interno della cartuccia in settori , così che al momento dello sparo si formino  quattro rosate.Le pareti del bicchierino sono segnate in modo che i petali si aprano subito. 


Concludo il discorso sulle borre, riassumendoti che la scelta del borraggio dipende dalla caccia che fai, dall’ambiente, e quindi, in una parola, dalla distanza del bersaglio ( o lunghezza del tiro, se preferite).

QUINDI, CONCRETAMENTE, MA SEMPLICEMENTE:

  • se, per esempio, la caccia che ti appresti  a fare è quella alle anatre, quindi spazi aperti, tiri lunghi, alla massima distanza utile, ti consiglio di strozzare al massimo le canne e utilizzare  cartucce che abbiano montato borre contenitore (e magari, come vedremo più avanti, piombo nichelato o ramato).
  • se la tua caccia richiede tiri ad una distanza media, scegli cartucce con il borraggio  tradizionale, meglio se con chiusura stellare (anche se non creano grandi problemi nemmeno le chiusure ad orlo tondo) ed una strozzatura le due e le tre stelle, per avere garantito un tiro utile tra i 20 ed i 30 metri.
  • con il cane da ferma, va da sé che le distanze si accorciano, perché arriviamo più vicini al selvatico, quindi tre o quattro stelle di strozzatura, borra tradizionale ed orlo tondo (che come abbiamo visto un pochino aiuta a disperdere la rosata).
  • ma parlando di dispersione, ti consiglio di usare le dispersanti, appunto, su una caccia  a brevissima distanza, come può essere nel bosco, con la canna cilindrica o il minimo di strozzatura. Questo ti aiuterà, al tempo stesso, ad allargare la rosata, avendo un tiro utile ottimale e a non rovinare il capo di selvaggina, che se fosse centrato dal corpo dei pallini non abbastanza disperso, verrebbe distrutto dallo stesso. 

Prima di passare a parlare delle altre due componenti che caratterizzano e determinano la scelta di una cartuccia cioè la polvere ed, ancora di più, il piombo, vorrei spiegarti anche che cosa sia il fondello di un bossolo e perché sono spesso differenti.

FONDELLO:

Avrai sentito parlare delle cartucce “tipo 1” o “tipo 4” per esempio. Ecco, questa nomenclatura indica la differente altezza del fondello, vale a dire la parte metallica del bossolo, rinforzandolo proprio nella sua parte più debole, cioè nel punto in cui avviene l’espansione radiale dovuta alla pressione della deflagrazione. 

Il fatto che ci siano altezze differenti (e anche spessori, in quanto i fondelli più alti, non sono solo più alti, ma anche rinforzati all’interno), è dovuto alla pesantezza dei pallini o delle palle: più pesanti sono questi, più alte saranno le pressioni, e, a sua volta, più alto e forte deve essere il fondello. 

Solo così e abbinato al tubo di plastica (che evita l’umidità da cui un tubo di cartone ha più difficoltà a proteggere) si avranno la maggiore resistenza del bossolo e migliore esplosione della carica, che saranno maggiori al crescere dell’altezza del fondello. 

Ecco allora spiegato cosa si intende con le diciture “T1” o “tipo 1” o ancora “corazzate o “super corazzate”, e cioè più precisamente:

TIPO 1 (T1) 8 mm NORMALI
TIPO 2 (T2) 12 mm SEMI CORAZZATE
TIPO 3 (T3) 16 mm CORAZZATE
TIPO 4 (T4) 20-22 mm SUPER CORAZZATE
TIPO 5 (T5) 25-27 mm EXTRA CORAZZATE

Come si traduce tutto questo per chi voglia capire quando sia il caso di scegliere la cartuccia di un tipo piuttosto che di un altro?

Se facciamo un ragionamento a ritroso, abbiamo detto che la necessità di un fondello più alto è dovuto alla maggiore carica di pallini, che a sua volta ancora, viene spinto dal fondello corazzato in modo molto più potente , e con una velocità costante, per una lunga distanza, senza scompattare la rosata.

Ecco che allora la corazzata (e superiori) è utile in caso di distanze elevate e prede non certo di piccole dimensioni. 

Le corazzate sono cartucce veramente belle che trasmettono sicurezza, resistenza, ma oltre ad essere così affascinanti sono anche costose.
Inoltre il loro utilizzo è giustificato solo se sussistono le condizioni del tiro lungo e della preda di una certa dimensione: diversamente da questo, il rischio è solo quello di consumare la selvaggina, spappolandola letteralmente, cosa che non ha alcun senso. 

Inoltre, se da una parte è vero che le cartucce corazzate non creano problemi ai fucili, dall’altro bisogna dire che questo è vero solo per fucili “che reggano” la pressione che queste cartucce generano (soprattutto quando andiamo oltre le corazzate, ed iniziamo ad usare super corazzate o extra corazzate): fucili vecchi o omologati  a non superare una certa pressione rischiano di vedere irrimediabilmente rovinata la meccanica o, peggio, di causare incidenti letali in chi le usa. 

Quindi il mio consiglio è di usare le corazzate solo quando servono davvero e solo se il vostro fucile è adatto al loro utilizzo (e quasi sempre non occorre arrivare al T5).

slide del video corso “Un nuovo Cacciatore”, materia MUNIZIONI

Proseguiamo a parlare del fondello. 

Il fondello presenta un  collarino, una sporgenza, tutto attorno che permette alla cartuccia di appoggiarsi in camera di scoppio, e anche, banalmente, di poterlo estrarre.

Alla base del fondello è inserito l’innesco, ed è l’elemento fondamentale per l’accensione della polvere, con cui è a diretto contatto.

Sembrerebbe, a vederlo, un semplice “bottoncino”, in realtà è, a sua volta, un contenitore perfetto e dettagliato, composto di più elementi e cioè una coppetta che contiene la miscela innescante , una protezione a separarla dall’ incudinetta, un’ulteriore protezione a chiudere, ed un involucro a chiudere il tutto e a dare la forma all’innesco così come le vediamo. 

E credi forse che gli inneschi siano tutti uguali? Assolutamente no: in relazione alla quantità ed alla composizione  della mistura  utilizzata, da cui avremo inneschi deboli (colore giallo alla base), medi (arancione) e forti (rosso).

Ecco che nel momento della creazione della cartuccia gli inneschi vanno abbinati alla polvere scelta.

Quello descritto fino ad ora è, chiaramente l’innesco odierno per la canna liscia. 

Non dimentichiamo che esistono anche (seppur ormai molto meno utilizzate) le cartucce a percussione anulare (come quelle per il 9 mm Flobert) in cui la percussione avviene schiacciando il RIM, cioè il bordo del collarino (NB: questi bossoli poi, naturalmente non possono essere riutilizzati, poiché subiscono una deformazione e perchè  ancora più ovvio contendendo al loro interno la sostanza fulminante, non si può più rimetterla).

slide del video corso “Un nuovo Cacciatore”, materia MUNIZIONI

POLVERE DA SPARO:

Così era chiamata anche la polvere nera, cioè il più antico dei propellenti, composto di una miscela di nitrato di potassio, carbone vegetale (carbone di legno) e zolfo.

Oggi non è più utilizzata se non per dimostrazioni con armi ad avancarica e per manifestazioni di gruppi storico folcloristici, e la polvere che viene usata nelle cartucce che tutti usiamo è a base di nitrocellulosa.

Quando è solo questo l’elemento la polvere si dice monobasica, ma c’è anche un altro tipo di polvere e cioè la bibasica in cui oltre alla nitrocellulosa troviamo nitroglicerina.

Tra questo secondo gruppo, delle polveri bibasiche possiamo fare un’ulteriore distinzione e cioè:

  • a basso contenuto di glicerina (meno del 20%)
  • a medio contenuto di glicerina (tra il 20%  ed il 30%)
  • ad alto contenuto di glicerina (chiamate balistiti o 50\50)

Queste corrispondono a:

  • BASSO CONTENUTO DI GLICERINA: POLVERI PROGRESSIVE (usate per dosaggi più pesanti, vale a dire da 35gr a 42 gr, in calibro 12) dove la polvere produrrà una maggiore quantità di gas a termine della combustione e il volume totale dei gas è crescente  man mano che la combustione procede. 

Rispetto alla velocità questa è detta polvere lenta.

  • MEDIO CONTENUTO DI GLICERINA: POLVERI COSTANTI, cioè la quantità di gas prodotta durante la combustione è costante, ed il volume totale del gas resta uniforme via via che la combustione procede. Sono usate idealmente in dosaggi medi, cioè da 31g a 34 g, per il calibro 12.
    Riferito alla velocità sono polveri semi vivaci.
  • ALTO CONTENUTO DI GLICERINA: POLVERI DEGRESSIVE, in cui il gas prodotto è maggiore all’inizio della combustione ed il volume diminuisce mentre la combustione procede.

slide del video corso “Un nuovo Cacciatore”, materia MUNIZIONI

In termini di velocità queste sono le polveri vivaci ed il loro utilizzo è ideale in cartucce con dosaggi leggeri (dai 24g ai 30 gr in calibro 12).

A meno che non si voglia iniziare a ricaricare le cartucce a casa, non ha molto senso, e creerebbe solo confusione, entrare nel merito delle combinazioni tra polvere-innesco-carica. Piuttosto, alla luce di quanto detto finora, è importante sapere se le polveri risentono delle variazioni climatiche, sia a livello stagionale che come sbalzi di temperatura. 

Le polveri monobasiche, per iniziare, sono insensibili al freddo,ma molto vulnerabili se esposte all’umidità. 

Le polveri bibasiche, al contrario, contenendo nitroglicerina, sono impermeabili, mentre la presenza di nitrocellulosa le rende indifferenti al freddo: combinati questi elementi, rendono i gas più caldi e quindi in grado di sopperire agli effetti negativi di una leggera perdita di temperatura.
Infatti quello che potrebbe succedere in caso di assorbimento di umidità, è che una parte di energia verrebbe sprecata, dovuta alla perdita del rendimento termico della polvere che verrebbe impegnato per l’evaporazione.

Se, quindi, puoi scegliere nel caso in cui cacciate in pieno inverno, con molto freddo e umidità, ti invito ad optare per cartucce che montino inneschi potenti, componenti in plastica e polveri bibasiche.

Ricorda inoltre che anche l’alta pressione ha influenza sulle cartucce: l’aria essendo più densa, diventa più pesante, compresa quella dentro la canna del fucile. Ecco che allora la polvere dovrà spingere ancora più forte per sparare fuori i pallini, sprecando di fatto parte dell’energia che normalmente sarebbe sufficiente, nello spingere, appunto, l’aria con il risultato che la velocità dello sparo sarà inferiore e con meno incisività, quindi fucilate fiacche e rosate aperte.

Per concludere Il discorso polveri, pertanto, attenzione alla temperatura, all’umidità e all’altitudine, e di conseguenza alla conservazione.

Tenetele in casa, al sicuro, ma anche in un luogo asciutto. No a cantine, a garage, a rimesse esterne (magari di lamiera!). L’umidità non solo intacca la polvere, ma può corrodere il fondello (dall’interno, perchè generalmente l’esterno è trattato per resistere all’ossidazione) ed anche attaccandosi ai pallini, facendoli aggregare a grappoli e compromettendo così la rosata.

I PALLINI:

Vediamo ora l’ultima delle componenti la cartuccia, che comunemente ne rappresenta la definizione e distinzione principale, e cioè i pallini.
Essi costituiscono l’elemento principe della cartuccia poichè tutti gli altri componenti lavorano per farli arrivare sul bersaglio.
In commercio esistono varie tipologie di pallini, che a seconda del materiale ( e qualche volta della forma) assolvono a compiti differenti. 

Prima di tutto vediamo quali possono essere questi materiali.

Il più diffuso è sicuramente il PIOMBO TEMPERATO, in cui l’elemento fondamentale è appunto il piombo con pochissimo antimonio per renderlo più duro.
Quando sono aggiunte percentuali minime di antimonio abbiamo i pallini più diffusi e usati per la caccia, in quanto risultano più deformabili e quindi più letali. Se aumentiamo la percentuale di antimonio, e quindi li rendiamo più duri, avremo pallini che si deformano meno, di conseguenza ancora più capaci di spezzare, fratturare, rompere, pertanto perfetti per il tiro a volo. 

Un’ulteriore versione del precedente è il piombo temperato colorato, in cui il colore è dato da un leggero rivestimento di polveri metalliche come il nichel o il rame, che ricoprono il pallino con lo scopo di farli scorrere meglio tra loro, ridurre la deformazione per l’indurimento, renderli inossidabili e preservare le canne da l’impiombatura. Inoltre conferiscono alla rosata maggiore densità. 

Ci sono poi tutte quelle leghe che hanno dato vita a pallini che perseguono obiettivi balistici più ambiziosi o pallini richiesti dalla legge per specifiche zone (pensiamo il divieto dei pallini di piombo in alcune zone per evitare il saturnismo).
Tra tutti questi ricordiamo i pallini di ferro, di rame, di bismuto o di tungsteno. 

Prima di vederli nel dettaglio, dobbiamo ricordare che ciò che cambia da materiale a materiale è il peso specifico  e di conseguenza le performance balistiche : se un pallino pesa tanto (riferito al peso specifico, cioè il risultato di PESO diviso VOLUME) risentirà meno dell’attrito dell’aria e conserverà quindi di più la velocità e la forza impattante sul bersaglio.

slide del video corso “Un nuovo Cacciatore”, materia MUNIZIONI

Vediamo ore le caratteristiche di ciascuno di questi materiali alternativi al piombo.

  • PALLINI DI FERRO: ha il vantaggio di costare poco, essere abbastanza facile da lavorare, ma ha un peso specifico basso, quindi non garantisce buone prestazioni sulla velocità e, di conseguenza, sulla portata.
  • PALLINI DI RAME: se non fosse che sono molto costosi, la differenza di peso specifico  con il piombo, non sarebbe così rilevante da renderli insoddisfacenti.
  • PALLINI DI BISMUTO: è stato necessario aggiungervi dello stagno, perché nonostante il peso specifico li rendesse buoni sostituti del piombo, il loro difetto principale è la (relativa) fragilità del materiale che provoca la frattura di molti pallini già addirittura nella canna, oltre che sul bersaglio.
    Lo stagno irrobustisce così il pallino rendendolo più fruibile.
  • PALLINI DI TUNGSTENO: rappresentano praticamente la perfezione negli attuali risultati tra le ricerche di nuovi materiali. Si tratta di una mistura di diversi materiali, a dire il vero (ferro, bronzo, tungsteno e nichel) che va ad eguagliare (o superare addirittura) il peso specifico del piombo.
    Il “difetto principale” di questi pallini è il costo davvero elevato, ma dal punto di vista della resa stiamo parlando di prestazioni davvero altissime.

Ora che abbiamo visto i materiali di cui possono essere fatti i pallini, vediamo quale piombo può contenere una cartuccia, perchè non si parla solo di pallini, prima di vedere come scegliere quale usare per le diverse cacce.

PALLINI, PALLETTONI E SLUG

Per spiegarti il materiale, mi sono limitata a parlare di pallini, vale a dire la versione più piccola delle sfere che vengono caricate nella cartuccia.

Ma, in gergo, ci sono anche i pallettoni (la precisazione “in gergo” è dovuta, perché tecnicamente parlando sono sempre pallini), vale a dire pallini di diametro superiore, i cosiddetti zerati, che quindi vanno dal n° 5/0 (si legge doppiozero o due zeri) che è di 5 mm  fino all’ 11/0, con un diametro di 8,6 mm.

Quindi più alto è il numero davanti allo zero, più sono grandi i pallettoni (NB: a differenza della numerazione normale dei pallini, per cui più alto è il numero più piccolo è il pallino).

PALLINI E PALLETTONI

Altro discorso, ben più specifico e complesso, riguarda le CARTUCCE A PALLA (o PALLA ASCIUTTA o SLUG) cioè una munizione speciale  ad un’unica palla concepita per la caccia a grossi animali, senza così usare la carabina, ma un fucile a canna liscia, quindi senza dover cambiare fucile. 

Non sono prodotte in tutti i calibri, ma generalmente nei più diffusi (principalmente 12, 16 e 20), anche se ultimamente sono state prodotte anche nei calibri 28 e 410, vista la loro diffusione.

La cartuccia a palla usata per la caccia, a differenza di quella per uso sportivo, deve avere un grande impatto traumatico sull’animale (e stiamo parlando praticamente sempre del cinghiale. Ricorda che solo in casi rari e pochissime zone è ancora permesso usare i pallettoni sul cinghiale, ma ormai ovunque sono vietati).

Ce ne sono di diversi tipi e nel descriverteli, inizierei proprio dalla palla più antica e conosciuta, la maremmana. Ma andiamo con ordine.

  • CARTUCCIA A PALLA SFERICA (O MAREMMANA): si tratta di una palla sferica sottocalibrata (quindi più piccola dell’anima della canna, in parole povere), che però è caduta in disuso per la sua pericolosità dovuta alla facilità di rimbalzo.
  • CARTUCCIA A PALLA BRENNEKE: è una palla che ha ormai un secolo di vita, ma ancora molto apprezzata. Si tratta di un corpo in piombo di forma cilindrica, con alette guida, che se necessario si comprimono, rendendola discretamente precisa  e capace di creare morte immediata, per la sua buona deformabilità e forma del profilo anteriore, che è a punta arrotondata.
  • CARTUCCIA A PALLA GUALANDI:  la, cosiddetta, “Borra Proiettile Gualandi” è tra le più precise  e penetranti tra le cartucce a palla. La forma è sempre cilindrica, con un apice conico e tronco; su tutta la sua lunghezza sono creati degli incavi elicoidali e degli anelli di forzamento.
  • CARTUCCIA A PALLA STENDEBACH:  di forma a rocchetto, con un foro che lo percorre al centro permettendo il passaggio dell’aria. A renderla famosa non è stata certo la sua precisione (che in realtà è davvero poca), ma la capacità di devastazione sul bersaglio. Ecco perchè è consigliata su tiri a breve distanza.
  • CARTUCCIA A PALLA CERVO:  è in lega di piombo, e presenta sulle pareti esterne delle nervature elicoidali, mentre all’interno presenta una cavità che ne sposta in avanti il baricentro, e genera un’elevata deformabilità.

Questi sono i più noti tipi di palla, ma ci sono anche altre versioni in commercio che, eventualmente, il tuo armiere saprà consigliarti se vorrai provare.

Quello che possiamo , alla fine, riassumere, da quanto appena visto è che le palle a sfera risultano precise ma pericolose, sia come rimbalzo che come utilizzo con strozzature delle canne, per cui si è reso necessario creare palle cave e con delle nervature sulle pareti esterne, caratteristiche che hanno portato alla deformabilità, in modo da poterle rendere utilizzabili anche con le canne strozzate.

PALLA MAREMMANA

PALLA BRENNEKE

PALLA GUALANDI

PALLA STENDEBACH

PALLA CERVO

Finita la panoramica sui pallini, pallettoni e palle asciutte, non ci resta che capire, quali si adattano ad ogni tipo di caccia, partendo però dalle cariche di piombo che troverai, qui ordinate da calibro più piccolo all’extra magnum calibro 12:

CARICA MINIMA E MASSIMA DI PIOMBO PER CALIBRO
CALIBRO DOSE MINIMA IN GRAMMI DOSE MASSIMA IN GRAMMI
6 mm Falco 4 7
8 mm Flobert 5 7.5
36 7 14
36 (camera 76 – .410) 4 21
32 11 16
28 14 18
24 17 21
20 (camera 70) 21 28
20 (camera 76) 21 36
16 24 32
12 (camera 65/70) 28 36
12 (camera 76) 28 46
12 (camera 89) 28 62

La grammatura del piombo ha rilevanza sulla velocità e sul rinculo del fucile, che saranno sempre proporzionati al numero di pallini che potranno arrivare sul bersaglio (vale a dire: meno pesa la cartuccia, meno sarà il rinculo, ma meno saranno anche i pallini che potranno finire sul bersaglio; e viceversa.

Alla fine di tutto, nella tabella che segue cerco di indicarti il pallino migliore per ogni specie. Tieni presente che si tratta di un numero indicativo, e che generalmente allo scopo funzionano bene anche i due numeri successivi o precedenti. 

SPECIE CALIBRO UTILIZZABILE METRI PALLINI IN PIOMBO PALLINI IN ACCIAIO PALLINI IN TUNGSTENO
ALLODOLA 12/16/20/28/.410 20/32 10, 11 8 , 7
GERMANO REALE 12/16/20/28 20/40 4, 5 (ATTENZIONE DOVE VIETATO) 2, 3, e 4 5
MARZAIOLA 12/16/20/28/.410 18/30 7, 7.5 5
CESENA/TORDO/MERLO 12/16/20/28/.410 15/38 9, 11 7, 8, e 9
QUAGLIA 12/16/20/28 18/36 7.5, 8 e 9 5, 7
BECCACCIA 12/16/20/20/.410 10/35 7, 8 e 9 6, 7
BECCACCINO 12/16/20/28 15/38 8, 9 e 10 6, 7
COLOMBACCIO 12/16/20/28 20/50 5, 6 e 7 3, 5
FAGIANO 12/16/20 10/40 5, 6, 7.5 2, 3
STARNA 12/16/20/28/.410 20/40 7, 7.5 e 8 4, 5
TORTORA 12/16/20/28 18/30 7.5, 8, 9 5, 6 e 7
OCA 12 18/30 3/0 (ATTENZIONE DOVE VIETATO) 5/0, 4/0, 3/0 5/0
LEPRE 12 /16/ 20/ 28 20/50 2, 4 e 6 2, 4 5
PERNICE 12/16/20/28 18/30 6, 7.5 e 8 4, 5
COTURNICE 12/16/20/28/.410 20/45 6, 7 5
FORCELLO 12/16/20/28 15/30 4, 5 e 6 2, 4
CONIGLIO SELVATICO 12/16/20/28/ .410 18/30 5, 6 e 7,5 3, 5 6
VOLPE 12/16/20 15/30 4/0, 3/0 e 2/0 6/0, 5/0 6/0

CONCLUSIONE:

Alla fine di tutto, quindi, bisogna tener conto:

  • della mole del selvatico
  • del peso del fucile
  • della distanza o difficoltà di tiro

… e dei fallimenti che normalmente attirerai, come canta Battiato!

Nel mio piccolo ho cercato di prendermi cura di te, spero di averti aiutato, dato spunti di riflessione o basi da cui partire.

Per gli studenti ho voluto dedicare molti paragrafi a questi argomenti nel mio Manuale di Formazione Venatoria Un Nuovo Cacciatore,  proprio perché potessero avere una chiara panoramica di tutto !

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Eleonora Vignato