Un Nuovo Cacciatore di Eleonora Vignato
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di Eleonora Vignato
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© 2023 Un nuovo Cacciatore di Eleonora Vignato, P IVA 04382680249
Sempre più cacciatori si appassionano al tema delle cartucce, intendendo con questo termine generale tutto ciò che riguarda le polveri, il caricamento, il borraggio, la tipologia delle cartucce acquistate già confezionate (ormai provate e garantite), ma anche della ricarica e, quindi del caricamento e del ricaricamento a casa delle cartucce a pallini.
Vorrei con questo post indirizzare i neofiti, quindi principalmente i neo cacciatori (a cui il mio lavoro e la mia missione si rivolge) , ma anche quelli che vorrebbero semplicemente capirne un po’ di più – magari proprio perchè non si sono mai addentrati fuori dalla loro zona di comfort, si sono sempre affidati allo stesso fucile, abbinato alle stesse cartucce per lo stesso tipo di caccia- ad avere elementi in più per meglio scegliere le cartucce che si adattano alle varie situazioni, e perché no, per avere un’infarinatura generale su quello che è l’affascinante mondo del caricamento e ricaricamento domestico.
Nel manuale ho dedicato un intero capitolo alle munizioni, essendo oggetto d’esame ma qui voglio approfondire il tutto così che un aspirante cacciatore, possa iniziare a ragionare oltre il solo contenuto necessario al superamento degli esami, ma creare la propria esperienza.
CARICAMENTO DOMESTICO:
Rispetto a quest’ultima attività, sono sempre di più i cacciatori che ci si dilettano, con passione e ricerca, e questo per diversi motivi.
C’è da dire che, sempre rimanendo sulla produzione delle case costruttrici, queste ultime offrono cartucce mediamente perfette.
Con questo gioco di parole, intendo dire che la scelta sulle caratteristiche ottimali delle componenti la cartuccia finita, deve essere “la media”, quella che va bene un po’ in tutte le differenti temperature, altitudini, climi, umidità, tipo di arma scelta, ecc…
Ed ecco quindi che arriviamo alla motivazione principale per cui molti scelgono di caricare le proprie cartucce, e cioè quella di creare una munizione su misura: in base al tipo e alle caratteristiche delle polveri, al periodo dell’anno, ai luoghi e alle situazioni ambientali ad essi collegati, alle temperature e al clima, come se si tratta di un luogo secco piuttosto che piovoso, e poi, non da ultimo, che tipo di fucile si sta impiegando, perchè è innegabile che l’esperienza dello sparo è differente da una doppietta ad un semiautomatico, seppur dello stesso calibro.
Per arrivare a capire quale potrebbe essere la nostra “cartuccia perfetta”, sia per acquistarla senza dubbio (premessa: sarà impossibile non avere dei dubbi quando si tratta di scelte che riguardano la caccia!) o per attrezzarci di tutto punto per caricarla a casa e poi godercela nel campo, bisogna però partire dalle basi, e le basi sono rappresentate dagli standard.
Quindi in questo articolo cercherò di illustrarti gli elementi principali da osservare e conoscere in una cartuccia, in modo che tu sappia prima di tutto sceglierla in base alla prova di caccia che ti appresti a vivere, e poi eventualmente se la cosa ti appassiona, per caricare a casa le tue cartucce.
SAPER SCEGLIERE:
Ti faccio degli esempi su che cosa intendo per “saper scegliere”: che ti serva una cartuccia differente per andare ad allodole, rispetto a quella che ti serve per una battuta alla lepre, questo si può intuire facilmente; magari meno intuitivo è rendersi conto che una cartuccia che per definizione vada bene per il colombaccio, potrebbe non funzionare alla stessa maniera all’inizio della stagione, quando fa caldo, rispetto alla fine, in pieno inverno; oppure ancora “quella cartuccia” definita “micidiale” dal nostro amico che non ne sbaglia una, potrebbe non andare bene per noi che abbiamo un tempo di tiro differente, che quindi diamo un anticipo differente e pertanto a noi risulterà troppo veloce o troppo lenta;…).
In passato le più rudimentali attrezzature e componenti delle cartucce (che allora sì, si facevano in casa per risparmiare) rendevano “un po’ meno letali” miscugli e dosaggi davvero pericolosi: fermo restando che i pericoli di allora sono gli stessi di oggi, quello che cambia è che ora non ci può più permettere di essere approssimativi, perchè tutti i materiali sono resistenti e permettono di sviluppare e scatenare una pressione davvero importante.
Ecco perchè partire con l’osservare e poi attenersi agli standard delle cartucce originali, scostandosi da quelli solo per adattare la cartuccia alle nostre esigenze, è la scelta più intelligente e sicura, sempre sfruttando poi l’efficacia dei componenti moderni (inneschi potenti, borre che si adattano ad ogni esigenza, bossoli di plastica o comunque materiali molto resistenti, chiusure adatte che sigillano ogni tipologia di cartuccia).
LA STORIA DELLA CARTUCCIA
Per imparare e capire come funziona una cartuccia, dobbiamo iniziare conoscendo il suo antenato, cioè il cartoccio, che veniva utilizzato con il metodo dell’avancarica, quindi caricando dalla bocca della canna.
Si trattava di un involucro, che poteva essere di carta, di stoffa o anche di intestinii di animali ovviamente trattati allo scopo, che altro non era che una specie di “confezione” che racchiudeva ciò che serviva per sparare un colpo, quindi la polvere dosata, l’involucro come stoppaccio (una specie di rudimentale borra, che vedremo tra qualche riga quale scopo ha) e poi la palla.
Questo doveva essere un modo veloce per ricaricare, in modo che quando ci fosse stato bisogno di un secondo colpo la preda fosse ancora a distanza utile, oppure, in guerra, per poter effettuare un secondo colpo sul nemico (…il fatto che fosse stata aggiunta la baionetta, se per caso il nemico si fosse avvicinato troppo, la dice lunga sull’affidabilità e velocità di questo sistema).
Le cose sono migliorate, con la scoperta delle sostanze fulminanti come le intendiamo ora, ma per vedere una cartuccia con le componenti attuali, come la immaginiamo ora quando pensiamo ad una cartuccia, bisognerà attendere il 1800, quando si inizieranno ad usare le armi a retrocarica. Allora faranno la comparsa, via via in modo sempre più raffinato e perfezionato, il bossolo, la polvere, l’innesco, il borraggio e la palla o i pallini.
Come accennato all’inizio, i materiali erano differenti, anzi a dirla tutta anche la struttura in sé era differente, con il bossolo di cartone, il fondello di metallo, il collarino che sporgeva e l’innesco a spillo: solo in seguito diventerà a percussione centrale (e, in numero inferiore ovviamente anulare).
Con queste caratteristiche rimane fino a -relativamente- pochi anni fa, mentre ora la quasi totalità delle cartucce presenta dettagli sempre più tecnici, sicuri e performanti, per cui il bossolo è in materiali plastici nella stragrande maggioranza dei casi (ed anche quando ‘di cartone, è rinforzato da resine plastiche), e lo stesso vale per le borre a cui vengono date forme e applicati tagli che le rendono adatte ad ogni impiego, variando la rosata, la dispersione e il tiro utile.
Nei dettagli vediamo che grandi cambiamenti porta il bossolo.
CHIUSURA DELLA CARTUCCIA:
Ancora oggi i metodi principali per chiudere il bossolo, sul fondo, sono l’orlatura tonda e la chiusura stellare.
Tra le due la prima è quella meno utilizzata, ma per certe tipologie di cartucce rimane ancora la scelta preferita e vedremo più avanti perchè e quali sono i vantaggi che la fanno preferire alla stellare.
Si tratta semplicemente di un orlo ottenuto arrotolando il bordo del tubo, bloccandovi un cartoncino (su cui normalmente viene scritto il numero del pallino).
La chiusura stellare, invece prevede che il bordo del tubo venga arricciato, plissettato, e quindi premuto verso il centro, chiudendosi ripiegato su sé stesso e formando quella che sembra appunto una stella, da cui il nome. Questa “stella” viene premuta, perciò appiattita e attorno ad essa si formerà un bordo.
Il fatto che questa sia la chiusura più scelta ha delle ragioni concrete, non tanto in termini di praticità, quanto di efficacia, vale a dire di prestazioni balistiche.
Si può facilmente intuire che solo il fatto di mettere un elemento davanti ai pallini, per quanto leggero come può essere il cartoncino, comporta sempre una piccola deviazione o spostamento dello sciame, mentre nella stellare, al contrario, la parte centrale dello sciame stesso, non venendo interrotta da nulla, rimane piena, omogenea.
Va da sé, come già accennato, che entrambe le possibilità possono portare un vantaggio, perché, se da un lato la chiusura stellare permette un tiro utile più regolare e distante, per la maggiore compattezza dello sciame di pallini, dall’altro lato può risultare utile la seppur minima, attività “dispersante” svolta dal cartoncino, quando il bersaglio sia più vicino, quindi il bersaglio sia ad una distanza medio breve.
Per quel che riguarda le altezze della cartuccia finita, e del bossolo prima, (questo per chi volesse approcciare al caricamento domestico), in linea di massima, per un bossolo di plastica di calibro 12 di 70 millimetri, se si opta per la chiusura stellare, la cartuccia diventerà alta 58 millimetri, mentre per l’orlo tondo con cartoncino sarà di 64 millimetri.
Nel caso di bossolo di cartone, sempre calibro 12 e altezza 70 millimetri, la chiusura stellare sarà ad un’altezza di 59/59.5 mm, mentre quelle tonda sarà di 64.5/65 mm (nb: queste sono altezze standard, da cui un poco ci si può discostare in base, soprattutto, al tipo di polvere utilizzato).
Diciamo che, nella scelta, al momento del caricamento, ci sono alcune situazioni in cui diventa obbligatorio o perlomeno caldamente consigliato, un tipo di chiusura piuttosto che l’altro.
E’ il caso per esempio delle cartucce a palla, per cui la chiusura si effettua con orlo tondo, direttamente sul proiettile, senza mettere nessun dischetto, sfruttando circa 10 mm del bossolo e creando così una super orlatura che la mantenga ferma.
Sui pallettoni, stessa cosa, solo che -generalmente- viene messo un dischetto trasparente come il bossolo, rendendole così facilmente distinguibili dalle altre cartucce.
Nel caso poi delle magnum e baby magnum, anche se non obbligatorio a livello teorico, è però ormai pratica comune, quella di optare per la chiusura stellare, che evita così di avere alla fine una cartuccia dalla lunghezza esagerata.
LE BORRE
Anche le borre, come il resto dei componenti, hanno subito un’evoluzione che le ha rese elementi fondamentali per l’utilizzo che si vuole fare della cartuccia.
Come sappiamo, il borraggio (o semplicemente la borra), nasce con lo scopo duplice di:
Perché si possano raggiungere questi obiettivi, il borraggio deve essere composto di più spessori di materiali aggregati che abbiano un buon livello di sofficità oppure da un corpo unico in plastica.
Tra la prima tipologia di materiali si inserisce tutta quella schiera di possibilità di cui fanno parte il cosiddetto borraggio tradizionale ed il borraggio chimico.
Entrambi i casi precedenti richiedevano:
Oggi questo tipo di borraggio è stato sostituito nella quasi totalità dei casi, dalle borre in plastica, più economiche e con prestazioni balistiche superiori e in una varietà talmente abbondante da poter rispondere a qualsiasi calibro ad anima liscia, altezza, forma, destinazione d’uso che si possa immaginare.
La maggior parte delle moderne borre, sono composte da un corpo unico che svolge le due funzioni, che un tempo era spartite tra le borre primarie e le secondarie: e cioè le primarie erano quelle poste direttamente sopra la polvere, che dovevano chiudere, tenere, incappucciare, per trattenere i gas; le secondarie andavano messe sopra le prime e servivano per quella funzione a cui abbia già accennato di ammortizzare e distribuire uniformemente la spinta, sulla colonna dei pallini, (a volte) contenendoli e accompagnandoli all’interno della canna fino alla volata, e poi anche per riempire lo spazio rimanente nel bossolo.
Più precisamente rispetto a quanto appena descritto: la tenuta perfetta è data dalla coppetta otturatrice (la couvette) alla base, che funge da guarnizione.
La duplice funzione di assorbire e distribuire la spinta e di riempire lo spazio, è data dal molleggio centrale.
Le case costruttrici ne studiano sempre di nuove, ed anche l’appassionato che carica a casa, può ormai scegliere tra moltissimi tipi di borre, in base all’altezza che la cartuccia dovrà/potrà raggiungere (compresa di pallini ovviamente e perché sia correttamente chiusa), in base alla rosata che si vorrà ottenere e in base alla polvere che si utilizzerà (se lenta o vivace, per esempio, come vedremo parlando delle polveri).
Le caratteristiche però che devono sempre essere considerate nel borraggio ( e questo significa che anche rispetto ad una cartuccia originale quando ci si appresta a provarne di nuove, sarebbe giusto essere curiosi e conoscere cosa è stato scelto dalla casa costruttrice e a che scopo) sono :
→ quest’ultimo passaggio è quello che farà scegliere tra borre contenitore, biorentabili o dispersanti.
Ecco quindi nel dettaglio le tipologie di borre piu’ diffuse (non mi soffermero’ sulle piu’ rare, come ad esempio le doppio impatto) e il loro effetto sulla cartuccia finita:
Concludo il discorso sulle borre, riassumendoti che la scelta del borraggio dipende dalla caccia che fai, dall’ambiente, e quindi, in una parola, dalla distanza del bersaglio ( o lunghezza del tiro, se preferite).
QUINDI, CONCRETAMENTE, MA SEMPLICEMENTE:
Prima di passare a parlare delle altre due componenti che caratterizzano e determinano la scelta di una cartuccia cioè la polvere ed, ancora di più, il piombo, vorrei spiegarti anche che cosa sia il fondello di un bossolo e perché sono spesso differenti.
FONDELLO:
Avrai sentito parlare delle cartucce “tipo 1” o “tipo 4” per esempio. Ecco, questa nomenclatura indica la differente altezza del fondello, vale a dire la parte metallica del bossolo, rinforzandolo proprio nella sua parte più debole, cioè nel punto in cui avviene l’espansione radiale dovuta alla pressione della deflagrazione.
Il fatto che ci siano altezze differenti (e anche spessori, in quanto i fondelli più alti, non sono solo più alti, ma anche rinforzati all’interno), è dovuto alla pesantezza dei pallini o delle palle: più pesanti sono questi, più alte saranno le pressioni, e, a sua volta, più alto e forte deve essere il fondello.
Solo così e abbinato al tubo di plastica (che evita l’umidità da cui un tubo di cartone ha più difficoltà a proteggere) si avranno la maggiore resistenza del bossolo e migliore esplosione della carica, che saranno maggiori al crescere dell’altezza del fondello.
Ecco allora spiegato cosa si intende con le diciture “T1” o “tipo 1” o ancora “corazzate o “super corazzate”, e cioè più precisamente:
| TIPO 1 (T1) | 8 mm | NORMALI |
| TIPO 2 (T2) | 12 mm | SEMI CORAZZATE |
| TIPO 3 (T3) | 16 mm | CORAZZATE |
| TIPO 4 (T4) | 20-22 mm | SUPER CORAZZATE |
| TIPO 5 (T5) | 25-27 mm | EXTRA CORAZZATE |
Come si traduce tutto questo per chi voglia capire quando sia il caso di scegliere la cartuccia di un tipo piuttosto che di un altro?
Se facciamo un ragionamento a ritroso, abbiamo detto che la necessità di un fondello più alto è dovuto alla maggiore carica di pallini, che a sua volta ancora, viene spinto dal fondello corazzato in modo molto più potente , e con una velocità costante, per una lunga distanza, senza scompattare la rosata.
Ecco che allora la corazzata (e superiori) è utile in caso di distanze elevate e prede non certo di piccole dimensioni.
Le corazzate sono cartucce veramente belle che trasmettono sicurezza, resistenza, ma oltre ad essere così affascinanti sono anche costose.
Inoltre il loro utilizzo è giustificato solo se sussistono le condizioni del tiro lungo e della preda di una certa dimensione: diversamente da questo, il rischio è solo quello di consumare la selvaggina, spappolandola letteralmente, cosa che non ha alcun senso.
Inoltre, se da una parte è vero che le cartucce corazzate non creano problemi ai fucili, dall’altro bisogna dire che questo è vero solo per fucili “che reggano” la pressione che queste cartucce generano (soprattutto quando andiamo oltre le corazzate, ed iniziamo ad usare super corazzate o extra corazzate): fucili vecchi o omologati a non superare una certa pressione rischiano di vedere irrimediabilmente rovinata la meccanica o, peggio, di causare incidenti letali in chi le usa.
Quindi il mio consiglio è di usare le corazzate solo quando servono davvero e solo se il vostro fucile è adatto al loro utilizzo (e quasi sempre non occorre arrivare al T5).
Proseguiamo a parlare del fondello.
Il fondello presenta un collarino, una sporgenza, tutto attorno che permette alla cartuccia di appoggiarsi in camera di scoppio, e anche, banalmente, di poterlo estrarre.
Alla base del fondello è inserito l’innesco, ed è l’elemento fondamentale per l’accensione della polvere, con cui è a diretto contatto.
Sembrerebbe, a vederlo, un semplice “bottoncino”, in realtà è, a sua volta, un contenitore perfetto e dettagliato, composto di più elementi e cioè una coppetta che contiene la miscela innescante , una protezione a separarla dall’ incudinetta, un’ulteriore protezione a chiudere, ed un involucro a chiudere il tutto e a dare la forma all’innesco così come le vediamo.
E credi forse che gli inneschi siano tutti uguali? Assolutamente no: in relazione alla quantità ed alla composizione della mistura utilizzata, da cui avremo inneschi deboli (colore giallo alla base), medi (arancione) e forti (rosso).
Ecco che nel momento della creazione della cartuccia gli inneschi vanno abbinati alla polvere scelta.
Quello descritto fino ad ora è, chiaramente l’innesco odierno per la canna liscia.
Non dimentichiamo che esistono anche (seppur ormai molto meno utilizzate) le cartucce a percussione anulare (come quelle per il 9 mm Flobert) in cui la percussione avviene schiacciando il RIM, cioè il bordo del collarino (NB: questi bossoli poi, naturalmente non possono essere riutilizzati, poiché subiscono una deformazione e perchè ancora più ovvio contendendo al loro interno la sostanza fulminante, non si può più rimetterla).
POLVERE DA SPARO:
Così era chiamata anche la polvere nera, cioè il più antico dei propellenti, composto di una miscela di nitrato di potassio, carbone vegetale (carbone di legno) e zolfo.
Oggi non è più utilizzata se non per dimostrazioni con armi ad avancarica e per manifestazioni di gruppi storico folcloristici, e la polvere che viene usata nelle cartucce che tutti usiamo è a base di nitrocellulosa.
Quando è solo questo l’elemento la polvere si dice monobasica, ma c’è anche un altro tipo di polvere e cioè la bibasica in cui oltre alla nitrocellulosa troviamo nitroglicerina.
Tra questo secondo gruppo, delle polveri bibasiche possiamo fare un’ulteriore distinzione e cioè:
Queste corrispondono a:
Rispetto alla velocità questa è detta polvere lenta.
In termini di velocità queste sono le polveri vivaci ed il loro utilizzo è ideale in cartucce con dosaggi leggeri (dai 24g ai 30 gr in calibro 12).
A meno che non si voglia iniziare a ricaricare le cartucce a casa, non ha molto senso, e creerebbe solo confusione, entrare nel merito delle combinazioni tra polvere-innesco-carica. Piuttosto, alla luce di quanto detto finora, è importante sapere se le polveri risentono delle variazioni climatiche, sia a livello stagionale che come sbalzi di temperatura.
Le polveri monobasiche, per iniziare, sono insensibili al freddo,ma molto vulnerabili se esposte all’umidità.
Le polveri bibasiche, al contrario, contenendo nitroglicerina, sono impermeabili, mentre la presenza di nitrocellulosa le rende indifferenti al freddo: combinati questi elementi, rendono i gas più caldi e quindi in grado di sopperire agli effetti negativi di una leggera perdita di temperatura.
Infatti quello che potrebbe succedere in caso di assorbimento di umidità, è che una parte di energia verrebbe sprecata, dovuta alla perdita del rendimento termico della polvere che verrebbe impegnato per l’evaporazione.
Se, quindi, puoi scegliere nel caso in cui cacciate in pieno inverno, con molto freddo e umidità, ti invito ad optare per cartucce che montino inneschi potenti, componenti in plastica e polveri bibasiche.
Ricorda inoltre che anche l’alta pressione ha influenza sulle cartucce: l’aria essendo più densa, diventa più pesante, compresa quella dentro la canna del fucile. Ecco che allora la polvere dovrà spingere ancora più forte per sparare fuori i pallini, sprecando di fatto parte dell’energia che normalmente sarebbe sufficiente, nello spingere, appunto, l’aria con il risultato che la velocità dello sparo sarà inferiore e con meno incisività, quindi fucilate fiacche e rosate aperte.
Per concludere Il discorso polveri, pertanto, attenzione alla temperatura, all’umidità e all’altitudine, e di conseguenza alla conservazione.
Tenetele in casa, al sicuro, ma anche in un luogo asciutto. No a cantine, a garage, a rimesse esterne (magari di lamiera!). L’umidità non solo intacca la polvere, ma può corrodere il fondello (dall’interno, perchè generalmente l’esterno è trattato per resistere all’ossidazione) ed anche attaccandosi ai pallini, facendoli aggregare a grappoli e compromettendo così la rosata.
I PALLINI:
Vediamo ora l’ultima delle componenti la cartuccia, che comunemente ne rappresenta la definizione e distinzione principale, e cioè i pallini.
Essi costituiscono l’elemento principe della cartuccia poichè tutti gli altri componenti lavorano per farli arrivare sul bersaglio.
In commercio esistono varie tipologie di pallini, che a seconda del materiale ( e qualche volta della forma) assolvono a compiti differenti.
Prima di tutto vediamo quali possono essere questi materiali.
Il più diffuso è sicuramente il PIOMBO TEMPERATO, in cui l’elemento fondamentale è appunto il piombo con pochissimo antimonio per renderlo più duro.
Quando sono aggiunte percentuali minime di antimonio abbiamo i pallini più diffusi e usati per la caccia, in quanto risultano più deformabili e quindi più letali. Se aumentiamo la percentuale di antimonio, e quindi li rendiamo più duri, avremo pallini che si deformano meno, di conseguenza ancora più capaci di spezzare, fratturare, rompere, pertanto perfetti per il tiro a volo.
Un’ulteriore versione del precedente è il piombo temperato colorato, in cui il colore è dato da un leggero rivestimento di polveri metalliche come il nichel o il rame, che ricoprono il pallino con lo scopo di farli scorrere meglio tra loro, ridurre la deformazione per l’indurimento, renderli inossidabili e preservare le canne da l’impiombatura. Inoltre conferiscono alla rosata maggiore densità.
Ci sono poi tutte quelle leghe che hanno dato vita a pallini che perseguono obiettivi balistici più ambiziosi o pallini richiesti dalla legge per specifiche zone (pensiamo il divieto dei pallini di piombo in alcune zone per evitare il saturnismo).
Tra tutti questi ricordiamo i pallini di ferro, di rame, di bismuto o di tungsteno.
Prima di vederli nel dettaglio, dobbiamo ricordare che ciò che cambia da materiale a materiale è il peso specifico e di conseguenza le performance balistiche : se un pallino pesa tanto (riferito al peso specifico, cioè il risultato di PESO diviso VOLUME) risentirà meno dell’attrito dell’aria e conserverà quindi di più la velocità e la forza impattante sul bersaglio.
Vediamo ore le caratteristiche di ciascuno di questi materiali alternativi al piombo.
Ora che abbiamo visto i materiali di cui possono essere fatti i pallini, vediamo quale piombo può contenere una cartuccia, perchè non si parla solo di pallini, prima di vedere come scegliere quale usare per le diverse cacce.
PALLINI, PALLETTONI E SLUG
Per spiegarti il materiale, mi sono limitata a parlare di pallini, vale a dire la versione più piccola delle sfere che vengono caricate nella cartuccia.
Ma, in gergo, ci sono anche i pallettoni (la precisazione “in gergo” è dovuta, perché tecnicamente parlando sono sempre pallini), vale a dire pallini di diametro superiore, i cosiddetti zerati, che quindi vanno dal n° 5/0 (si legge doppiozero o due zeri) che è di 5 mm fino all’ 11/0, con un diametro di 8,6 mm.
Quindi più alto è il numero davanti allo zero, più sono grandi i pallettoni (NB: a differenza della numerazione normale dei pallini, per cui più alto è il numero più piccolo è il pallino).
Altro discorso, ben più specifico e complesso, riguarda le CARTUCCE A PALLA (o PALLA ASCIUTTA o SLUG) cioè una munizione speciale ad un’unica palla concepita per la caccia a grossi animali, senza così usare la carabina, ma un fucile a canna liscia, quindi senza dover cambiare fucile.
Non sono prodotte in tutti i calibri, ma generalmente nei più diffusi (principalmente 12, 16 e 20), anche se ultimamente sono state prodotte anche nei calibri 28 e 410, vista la loro diffusione.
La cartuccia a palla usata per la caccia, a differenza di quella per uso sportivo, deve avere un grande impatto traumatico sull’animale (e stiamo parlando praticamente sempre del cinghiale. Ricorda che solo in casi rari e pochissime zone è ancora permesso usare i pallettoni sul cinghiale, ma ormai ovunque sono vietati).
Ce ne sono di diversi tipi e nel descriverteli, inizierei proprio dalla palla più antica e conosciuta, la maremmana. Ma andiamo con ordine.
Questi sono i più noti tipi di palla, ma ci sono anche altre versioni in commercio che, eventualmente, il tuo armiere saprà consigliarti se vorrai provare.
Quello che possiamo , alla fine, riassumere, da quanto appena visto è che le palle a sfera risultano precise ma pericolose, sia come rimbalzo che come utilizzo con strozzature delle canne, per cui si è reso necessario creare palle cave e con delle nervature sulle pareti esterne, caratteristiche che hanno portato alla deformabilità, in modo da poterle rendere utilizzabili anche con le canne strozzate.
PALLA MAREMMANA
PALLA BRENNEKE
PALLA GUALANDI
PALLA STENDEBACH
PALLA CERVO
Finita la panoramica sui pallini, pallettoni e palle asciutte, non ci resta che capire, quali si adattano ad ogni tipo di caccia, partendo però dalle cariche di piombo che troverai, qui ordinate da calibro più piccolo all’extra magnum calibro 12:
| CARICA MINIMA E MASSIMA DI PIOMBO PER CALIBRO | ||
| CALIBRO | DOSE MINIMA IN GRAMMI | DOSE MASSIMA IN GRAMMI |
| 6 mm Falco | 4 | 7 |
| 8 mm Flobert | 5 | 7.5 |
| 36 | 7 | 14 |
| 36 (camera 76 – .410) | 4 | 21 |
| 32 | 11 | 16 |
| 28 | 14 | 18 |
| 24 | 17 | 21 |
| 20 (camera 70) | 21 | 28 |
| 20 (camera 76) | 21 | 36 |
| 16 | 24 | 32 |
| 12 (camera 65/70) | 28 | 36 |
| 12 (camera 76) | 28 | 46 |
| 12 (camera 89) | 28 | 62 |
La grammatura del piombo ha rilevanza sulla velocità e sul rinculo del fucile, che saranno sempre proporzionati al numero di pallini che potranno arrivare sul bersaglio (vale a dire: meno pesa la cartuccia, meno sarà il rinculo, ma meno saranno anche i pallini che potranno finire sul bersaglio; e viceversa.
Alla fine di tutto, nella tabella che segue cerco di indicarti il pallino migliore per ogni specie. Tieni presente che si tratta di un numero indicativo, e che generalmente allo scopo funzionano bene anche i due numeri successivi o precedenti.
| SPECIE | CALIBRO UTILIZZABILE | METRI | PALLINI IN PIOMBO | PALLINI IN ACCIAIO | PALLINI IN TUNGSTENO |
| ALLODOLA | 12/16/20/28/.410 | 20/32 | 10, 11 | 8 , 7 | |
| GERMANO REALE | 12/16/20/28 | 20/40 | 4, 5 (ATTENZIONE DOVE VIETATO) | 2, 3, e 4 | 5 |
| MARZAIOLA | 12/16/20/28/.410 | 18/30 | 7, 7.5 | 5 | |
| CESENA/TORDO/MERLO | 12/16/20/28/.410 | 15/38 | 9, 11 | 7, 8, e 9 | |
| QUAGLIA | 12/16/20/28 | 18/36 | 7.5, 8 e 9 | 5, 7 | |
| BECCACCIA | 12/16/20/20/.410 | 10/35 | 7, 8 e 9 | 6, 7 | |
| BECCACCINO | 12/16/20/28 | 15/38 | 8, 9 e 10 | 6, 7 | |
| COLOMBACCIO | 12/16/20/28 | 20/50 | 5, 6 e 7 | 3, 5 | |
| FAGIANO | 12/16/20 | 10/40 | 5, 6, 7.5 | 2, 3 | |
| STARNA | 12/16/20/28/.410 | 20/40 | 7, 7.5 e 8 | 4, 5 | |
| TORTORA | 12/16/20/28 | 18/30 | 7.5, 8, 9 | 5, 6 e 7 | |
| OCA | 12 | 18/30 | 3/0 (ATTENZIONE DOVE VIETATO) | 5/0, 4/0, 3/0 | 5/0 |
| LEPRE | 12 /16/ 20/ 28 | 20/50 | 2, 4 e 6 | 2, 4 | 5 |
| PERNICE | 12/16/20/28 | 18/30 | 6, 7.5 e 8 | 4, 5 | |
| COTURNICE | 12/16/20/28/.410 | 20/45 | 6, 7 | 5 | |
| FORCELLO | 12/16/20/28 | 15/30 | 4, 5 e 6 | 2, 4 | |
| CONIGLIO SELVATICO | 12/16/20/28/ .410 | 18/30 | 5, 6 e 7,5 | 3, 5 | 6 |
| VOLPE | 12/16/20 | 15/30 | 4/0, 3/0 e 2/0 | 6/0, 5/0 | 6/0 |
CONCLUSIONE:
Alla fine di tutto, quindi, bisogna tener conto:
… e dei fallimenti che normalmente attirerai, come canta Battiato!
Nel mio piccolo ho cercato di prendermi cura di te, spero di averti aiutato, dato spunti di riflessione o basi da cui partire.
Per gli studenti ho voluto dedicare molti paragrafi a questi argomenti nel mio Manuale di Formazione Venatoria Un Nuovo Cacciatore, proprio perché potessero avere una chiara panoramica di tutto !
Con Passione,
per appassionarTi.
Eleonora Vignato
IL LIBRO “UN NUOVO CACCIATORE”