A tutti noi cacciatori, per dirla in maniera minimale, piace la natura.

Sentiamo il bisogno di stare il più possibile all’aria aperta.
È dove possiamo essere noi stessi, tornare alle radici e più vicini alla natura.
La nostra è un’attività con cui sentiamo di proteggere il territorio e di fare qualcosa per garantire che le generazioni future possano godere ancora dei luoghi che, non tutti, hanno il privilegio di conoscere e frequentare.

Questo, siamo convinti, debba diventare una sorta di eredità, non solo per la nostra famiglia ma per tutte le famiglie. E per riuscirci, dobbiamo conoscere e tutelare gli habitat.

So bene che queste mie parole non troveranno il consenso di tutti, anzi ci sono alcuni che disapprovano totalmente la caccia, ma io non mi scuserò né penserò mai di aver sbagliato ad aver dedicato, un’ora, un giorno, un anno o la vita a questa tradizione millenaria.
Perché chi sintetizzasse il tutto solo con l’uccidere animali, sarebbe davvero riduttivo e dimostrerebbe di ignorare che il sacrificio dell’animale, è in realtà solo l’atto ultimo (talvolta nemmeno presente), di una serie di azioni, pensieri e prove di conoscenza.

Talvolta dobbiamo entrare così tanto in contatto con l’ambiente circostante che tutto il resto del mondo sembra improvvisamente estraneo…e forse anche noi diventiamo estranei al mondo: quello che stiamo provando a fare è diventare tutt’uno con la natura e capirne i segreti (…che mai del tutto ci svelerà!).
Quando poi ho, abbiamo, effettivamente la fortuna di raccogliere un animale, la carne viene trattata nel modo più rispettoso possibile, scartando il minimo e onorandola, poi, con la condivisione, in famiglia o con gli amici.
Ho sempre sostenuto che sia molto più facile (e ipocrita) condannare l’attività venatoria e comprare carne in un negozio di alimentari: se qualcuno pensa che la caccia sia disumana, potrei proporgli una visita guidata in alcuni allevamenti.

Sono convinta della sostenibilità dell’attività venatoria e del conseguente consumo delle carni raccolte: so dove ha mangiato e bevuto questo animale (non in senso stretto, ma nella certezza che non è stato l’uomo a procurargli/produrgli il cibo), so come è avvenuta la macellazione, la conservazione e la preparazione poi della carne.
Posso essere altrettanto sicura di come il pollo o manzo acquistato sia stato conservato e preparato per il mercato?

Ecco perché sostengo a gran voce che i veri cacciatori sono anche veri ambientalisti.
Abbiamo a cuore la buona salute della popolazione animale, per la quale, svolgiamo un ruolo importante nella gestione del territorio, nel preservare la terra, ogni tipo di habitat e nella conservazione della fauna selvatica; siamo testimoni dei cambiamenti climatici e dei ritmi della natura che, troppo spesso, gli artifici del mondo hanno cambiato.

A tutti i miei studenti che stanno per prendere la licenza di caccia e a tutti coloro in generale a cui piacerebbe andare a caccia, voglio ricordare che tanti problemi (e non solo ambientali) li abbiamo ereditati: la nostra rivalsa, in termini di forza e credibilità, è diventare conoscitori e protettori dell’habitat. Come mai è stato fatto prima.

Come disse qualcuno: per vivere la favola devi entrare nel bosco!

 

Con passione, per appassionarti!

Eleonora