Falconeria: storia, rapaci utilizzati e quadro normativo

La falconeria è una pratica venatoria antichissima che prevede l’uso di rapaci addestrati – come falchi, poiane o aquile – per cacciare prede selvatiche. Non si tratta solo di un’attività di caccia, ma di una vera e propria arte, tanto che nel 2016 è stata riconosciuta dall’UNESCO come patrimonio culturale immateriale dell’umanità.

Scrivo questo articolo – e i prossimi della serie – con l’obiettivo di fornire agli aspiranti cacciatori e ai neofiti le basi per avvicinarsi a questa disciplina, spesso poco conosciuta ma perfettamente legale in Italia, in quanto inserita tra i mezzi previsti dalla Legge 157/92 sul prelievo venatorio.

ALLE ORIGINI DELLA FALCONERIA

Non sappiamo con certezza dove sia nata la falconeria. Le ipotesi principali ne collocano l’origine in Cina o in Mesopotamia, tra il Tigri e l’Eufrate. Da qui, grazie alla via della seta e ai contatti commerciali, questa pratica si diffuse rapidamente nel mondo arabo e in Europa.

In particolare:

  • Dall’Oriente la falconeria arrivò in Europa passando per la Russia, la Germania e l’Italia.

  • Le ondate degli Unni portarono questa conoscenza anche nel cuore del continente.

  • Carlo Magno, nell’800, ne riconobbe il valore simbolico e giuridico.

  • L’arrivo degli Arabi e le Crociate raffinarono le tecniche europee.

  • In Italia, la falconeria arrivò sia dalla Sicilia (con Arabi e Normanni) che dalla Germania.

Il vero punto di svolta avvenne nel 1220 con Federico II di Svevia, imperatore del Sacro Romano Impero, che fece della falconeria una vera scienza: studiò i rapaci, ne comprese l’etologia, convocò esperti mediorientali alla sua corte e introdusse l’uso del cappuccio per tranquillizzare gli uccelli.

UN’ARTE NOBILE E CODIFICATA

Dal Medioevo al Rinascimento, la falconeria divenne simbolo di prestigio, cultura ed educazione “cortese”. Praticata da nobili, dame, vescovi e perfino durante le funzioni religiose, la falconeria raggiunse il suo apice nel Seicento presso le corti europee:

  • Luigi XIII possedeva oltre 300 falchi.

  • In Inghilterra esistevano cariche ufficiali dedicate (Gran Falconiere, Maestro dei Falchi).

  • A Valkenswaard (Olanda), l’intera economia ruotava attorno a quest’arte.

Nel Settecento, però, l’introduzione delle armi da fuoco ne sancì il declino. La Rivoluzione Francese abolì la Falconeria Reale, e solo nell’Ottocento il movimento romantico ne riscoprì il fascino, salvandola dall’oblio.

FALCONERIA E LEGGE ITALIANA

In Italia, la legge 157/1992 riconosce espressamente, all’art. 12, l’uso del falco tra i mezzi leciti per l’attività venatoria. Tuttavia, ogni regione ne regola l’applicazione in modo autonomo: alcune con norme dettagliate, altre con semplici richiami, altre ancora non la permettono.

Chi desidera praticare la falconeria deve verificare attentamente la normativa regionale.

I PRINCIPALI RAPACI IMPIEGATI

Vediamo ora le principali famiglie di rapaci usate in falconeria:

1. Falchi (Falconidae)Caccia di alto volo

  • Falco pellegrino: velocissimo (fino a 300 km/h), ideale per colombacci, anatre, starne.

  • Falco sacro / lanario: più robusti, adatti anche a prede di terra.

  • Falchi ibridi: ottenuti per selezionare caratteristiche specifiche.

2. Accipitridi (Accipitridae)Caccia di basso volo

  • Astore / sparviere: rapidi, usati per lepri, fagiani, scoiattoli.

  • Poiana di Harris: docile e collaborativa, adatta anche alla caccia in coppia.

3. AquileCaccia a prede grandi

  • Aquila reale: impiegata per volpi, lepri, caprioli. Richiede esperienza elevata.

NOTA ETICA E LEGALE

I rapaci usati devono:

  • Essere nati in cattività

  • Essere regolarmente registrati (anello, microchip)

  • Essere conformi alle norme CITES e nazionali

La falconeria è un’arte complessa che richiede conoscenze biologiche, tecniche e un grande rispetto per l’animale.

Nei prossimi articoli: attrezzatura del falconiere e tecniche di caccia con i rapaci.

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Eleonora Vignato