CHE DIFFERENZA C’È TRA FAUNA SELVATICA, SELVAGGINA E ANIMALI?

Nel vasto e complesso mondo della conservazione ambientale e della pratica venatoria, termini come “fauna selvatica”, “selvaggina” e “animali” assumono significati precisi e distinti, specialmente alla luce della legislazione italiana.
Cerchiamo di chiarire le loro definizioni e implicazioni secondo la legge 157/92, la legge quadro della caccia e alla luce della protezione della biodiversità in Italia.

La legge 157/92 stabilisce che la fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato, tutelato per l’interesse nazionale e internazionale.
Questo patrimonio include tutti i mammiferi e gli uccelli che vivono in libertà nel territorio nazionale, sia che risiedano stabilmente, nascendo, crescendo e morendo sullo stesso, sia che lo abitino temporaneamente durante le migrazioni.
La chiave qui è “in stato di naturale libertà“, escludendo quindi gli animali domestici e quelli sotto la diretta cura dell’uomo.

SELVAGGINA: LA DEFINIZIONE DI CACCIA

La selvaggina comprende quelle specie di fauna selvatica che sono legalmente cacciabili, secondo specifici quantitativi, tempi e modalità stabilite dalla legge. Questo gruppo è attentamente regolamentato per assicurare una pratica venatoria sostenibile che non minacci la sopravvivenza delle specie o l’equilibrio ecologico.

ANIMALI: UN TERMINE AMPIO CHE INCLUDE TUTTE LE SPECIE

Animali” è il termine più ampio, abbracciando non solo la fauna selvatica e la selvaggina, ma anche animali domestici e da fattoria, arrivando anche agli insetti ai pesci. Quando si discute di caccia, l’attenzione si stringe sui soli animali selvatici, specificamente quelli classificati come selvaggina.

L’IMPORTANZA DI CAPIRE LA DIFFERENZA PER I CACCIATORI

Queste differenziazioni non sono meramente accademiche e comprendere la distinzione tra fauna selvatica, selvaggina e animali è fondamentale per riconoscere i diversi livelli di protezione e gestione che la legge italiana applica a queste categorie.

Sono essenziali per una gestione efficace e responsabile delle risorse naturali, per garantire che la pratica della caccia sia sostenibile e per proteggere la biodiversità, riconoscendo al contempo la tradizione venatoria e le sue regolamentazioni.
Garantire che gli animali selvatici rimangano un bene comune, indisponibile per l’appropriazione privata, se non nel caso di avere il privilegio di essere cacciatore, deve riflettersi nell’orgoglio di essere, appunto, cacciatore. 

CACCIATORI PROFONDI CONOSCITORI

La legge italiana sulla caccia fornisce un quadro chiaro per la gestione della fauna, distinguendi tra fauna selvatica, selvaggina e animali.
Comprendendo queste distinzioni, possiamo apprezzare meglio l’importanza della categoria dei cacciatori e il ruolo che giocano nella difesa oltre che dalla propria passione, ma anche, attraverso la conoscenza, delle biodiversità e degli ecosistemi. 

La protezione della fauna selvatica e la regolamentazione della caccia, quando conosciute da tutti, riflettono l’impegno della società venatoria verso la conservazione  ambientale e la responsabilità etica.

Ma è responsabilità di tutti, cacciatori e non, contribuire a questo sforzo, garantendo che le pratiche venatorie siano raccontate e diffuse per le generazioni future, ma è prima di tutto fondamentale capire e far capire che i cacciatori non sono distruttori di questo equilibrio, ma ne sono profondi conoscitori.

Il Manuale di Formazione Venatoria Un Nuovo Cacciatore spiega nel dettaglio questi primi articoli della Legge 157\92 e tutto il suo successivo contenuto.

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Eleonora Vignato