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Home | News | Il lupo in Italia

Il lupo in Italia

News

Quando io ero bambina, e leggevo una favola, allo spaventoso incontro col lupo, venivo poi sempre rassicurata da un adulto.

“Di lupi in italia ormai non ce ne sono più.”

Era sempre questa la risposta che mi veniva data ed era vero: dagli anni settanta in poi il loro numero si era talmente abbassato, che diversi furono anche gli allarmi lanciati per il rischio della loro estinzione, dato che se ne contavano solo un centinaio sulle montagne abruzzesi.

Inutile dire che, diversamente da quanto accadeva per me, ai bambini di oggi non si può negare che il lupo ci sia. E non sono solo i bambini ad averne paura.

Siccome i numeri sono impressionanti, voglio darne un pochi.

Negli ultimissimi anni parliamo di quasi duemila esemplari, che si sono distribuiti in tutto il territorio italiano, dalla Calabria, gli Appennini, le colline toscane, alle Alpi fino a spostarsi oltre confine verso la Francia, la Svizzera e la Slovenia, ma la popolazione aumenta del trenta per cento annuo.

I nuclei familiari si compongono di tre elementi, minimo, fino a ai sei. Hanno un fortissimo rispetto della gerarchia, di senso di appartenenza al branco e del territorio del loro branco (area che varia dai 100 ai 250 km quadrati in base al tipo di area e ne fa quindi una specie stanziale), e non accettano che queste regole vengano violate, soprattutto dagli appartenenti altri branchi.

Si spostano la notte, a velocità anche piuttosto sostenute e riescono a percorrere fino a venti o trenta chilometri, sempre in fila indiana (non ci si confonda se si contano orme che sembrerebbero appartenere ad un solo esemplare: quelli che seguono il primo, per risparmiare energie negli spostamenti, infilano le zampe con una precisione millimetrica nelle orme del capofila, e solo nelle curve ci si può accorgere veramente di quante siano le impronte!).

 

Il lupo è un predatore famelico nelle fiabe, ma anche nella realtà, divenendo un vera piaga all’interno delle greggi e degli allevamenti,nelle aziende faunistiche, dove cinghiali e caprioli vengono sbranati, ed arrivando ad attaccare anche cavalli, con danni consistenti a cui le regioni hanno cercato di rispondere (non esiste una legislazione nazionale sul tema) con una sorta di tariffario di risarcimento, in base al capo sottratto e dopo aver attribuito la paternità del malfatto al lupo, anche grazie a progetti come il Life Wolfnet.

 

Tutto molto bello. Tutto molto tecnico. Tutto molto condito di buonismo, molto spesso.

Sì perchè anche io subisco il fascino antichissimo del ritorno del lupo, del suo essere un predatore ancora misterioso e della paura millenaria che lo accompagna.

La verità è che il lupo è tornato ma se, dal punto di vista ecologico, sembrerebbe solo una buona notizia, in realtà non è proprio così.

Il lupo è tornato perchè i boschi nel dopoguerra coprivano solo il 18% della superficie nazionale, mentre ora sono quasi il 40% (negli ultimissimi anni il bosco in Italia ha raggiunto l’estensione record di 11 milioni di ettari), e questo a sua volta è dovuto al fatto che l’agricoltura e la pastorizia sono state abbandonate, e la popolazione ha preferito insediarsi nelle città, nei grossi centri abitati, così che cinghiali, caprioli, camosci, ecc… siano aumentati, indisturbati, in modo esponenziale, diventando un enorme sostentamento per i lupi, che non hanno più avuto alcuna difficoltà di sopravvivenza.

Nel 1971, inoltre, un decreto ministeriale li tolse dalle specie nocive , quindi non è più stato possibile ricorrere a nessuna operazione di contenimento.

Ed oggi la situazione è delicata. Perchè da una parte ci sono gli entusiasti del ritorno del lupo, che sono sostanzialmente quelli della città, dall’altra quelli che lo considerano un flagello, e sono gli allevatori, o più in generale coloro che vivono nella ruralità, e la devono difendere concretamente (troppo facile parlare di natura e di ambiente, e non tenere curati i boschi!).

Per quello che riguarda i pascoli poi, meno pastori, la necessità di confinare gli animali da pascolo in spazi ristretti e di cercare di proteggerli la notte in recinti, così che per cercare di allontanare i lupi si ricorre a mute di cani da difesa che hanno però un rovescio della medaglia: la predazione dei nidi. Quindi meno covate,  voli,  coppie, condanna a morte della tipica avifauna montana e impoverimento delle reti ecologiche alle quali gli uccelli partecipano interagendo con gli insetti e le piante.
Tra le specie a rischio di estinzione, a causa della regressione del pastoralismo alpino e appenninico, vi è la Coturnice, la cui principale popolazione mondiale è in Italia.
Ma del resto cosa interesserà mai della biodiversità a chi gioisce del meticciamento del lupo appenninico con quello balcanico, baltico ecc.? Pur che il lupo avanzi, pur che l’ideologia lupista trionfi. Pur di far cessare le attività tradizionali e costringere all’abbandono delle montagna, all’attuazione di una “pulizia etnica” senza sporcarsi le mani. In nome di quella Natura che gli interessi economici che assecondano le ideologie animal-ambientaliste stanno sistematicamente avvelenando, depredando. (vi invito a leggere questo pezzo illuminante di Michele Corti, su quanto la presenza del lupo non assecondi, anzi sia solo nociva per la biodiversità alpina).

Io, ripeto, pur rimanendo affascinata dal ritorno del lupo, resto dalla parte di chi la terra la abita. Non credo basti dire di star tranquilli che tanto il lupo non attacca l’uomo, perché l’attacco al bestiame é comunque un attacco all’uomo, indiretto, in quanto lo mette in difficoltà economica. Ma, nello specifico, non è nemmeno vero che non ci sia pericolo diretto per l’ uomo, i bambini ed i cani di casa, dato che purtroppo dagli incroci dei lupi con i cani inselvatichiti, ne nascono degli ibridi con dei comportamenti anomali, diversi da quelli del lupo “originale”, che includono il non temere di avvicinarsi all’uomo.

Non credo poi, a tutela di tutti, sia giusto sottovalutare il sentimento di disagio e paura, alimentando dall’altra parte un’ esasperazione che sfocia nel bracconaggio incontrollato.

Non credo nemmeno, infine, si debba ricorrere a ricostituire un corpo come quello dei “lupari”, voluti addirittura da Carlo Magno, per difendere il Sacro Romano Impero, in tempi in cui i lupi erano minacciosi quanto un esercito nemico (…e anche questo mi va un attimino a smontare la teoria del lupo non pericoloso per l’ uomo…).

Ma penso che le persone vadano tutelate. Penso che vada tutelato il loro lavoro e i loro animali. Penso che il buonismo dilagante, debba lasciare posto a fatti concreti, compreso il contenimento dei lupi.

E magari, suggerisco, di far vivere una settimana, come degli allevatori o dei pastori, nelle zone più a rischio, tutti quelli che sostengono che sia solo necessaria una campagna di sensibilizzazione e di informazione per convivere con i lupi.

Poi ci facciano sapere quanto bene hanno dormito!

13 Novembre 2022
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